L’economia del lockdown: stoppati 66mila lavoratori

L’analisi della Cisl: le misure anti-contagio hanno congelato industria e terziario. Il segretario: «Necessario un piano di sviluppo per collegare Mantova al mondo»

MANTOVA. Tutti fermi, sull’uscio di casa e sull’orlo della paura. Tutti sospesi nella bolla del coronavirus che per più due mesi ha spento la vita sociale e produttiva del paese: ma quante attività hanno chiuso nella provincia di Mantova? Quanti lavoratori hanno dovuto rimodulare la propria identità, rinunciando a definirsi per quello che facevano prima del Covid? Della stima s’incarica la Cisl, e l’esercizio non è freddo, contabile. Al contrario, l’approfondimento offre indicazioni preziose per il ritorno a una normalità altra ma piena, come rivendica Dino Perboni, segretario della Cisl Asse del Po.

A Mantova gli effetti del lockdown si sono concentrati sull’industria e sul terziario (in particolare sul commercio), settori che nella nostra provincia occupano il 51,8% degli addetti. Nel dettaglio – illustra Perboni – il confinamento disposto per decreto ha spento le macchine di 5.805 industrie (pari al 68% del comparto) e spento le insegne di 11.154 unità del terziario (47%). Stringendo ancora di più il fuoco dell’analisi, si scopre che alle 5.805 industrie congelate dalla minaccia del contagio corrispondono 9,44 miliardi di fatturato e 37.945 addetti (di cui 31.314 dipendenti), mentre le 11.154 imprese nel perimetro dei servizi esprimono un fatturato complessivo di 3,7 miliardi e danno lavoro a 28.497 addetti (15.598 i dipendenti). Lette attraverso la lente del valore aggiunto, le due aree di attività stoppate dal lockdown pesano rispettivamente per 2,23 miliardi (industria) e 764 milioni (terziario).


La geografia comunale delle chiusure colloca Mantova in cima all’elenco sia per la manifattura sia per i servizi, ma con un peso relativo molto diverso: le 382 industrie stoppate durante il lockdown esprimono il 7% del comparto provinciale, mentre le 2.120 imprese di servizi corrispondono al 19% del settore.

«Il blocco delle attività determinato dal Covid-19 ha impattato su una situazione economica e occupazionale già difficile – osserva il segretario della Cisl Asse del Po – un quadro che necessita disperatamente di un progetto di sviluppo, scandito in fasi ben definite di breve e lungo periodo. Adesso la priorità è garantire liquidità a imprese e attività commerciali, quindi occorrerà agganciare il territorio al resto del mondo, sia attraverso la connettività sia, e soprattutto, con le infrastrutture ferroviarie e stradali. Penso al raddoppio del binario da Mantova a Codogno e all’autostrada Mantova-Cremona».

Connessione necessaria ora più che mai, altrimenti Mantova rischia di deragliare definitivamente su un binario morto. «La dimensione delle imprese ha bisogno di collegarsi a un sistema di espansione e di trascinamento del circuito domestico – ripete Perboni – oppure l’economia mantovana è condannata ad atrofizzarsi progressivamente».

Video del giorno

Viareggio, l'irruzione dei Nocs nella casa dell'uomo armato

La guida allo shopping del Gruppo Gedi