Corneliani, il segretario generale Landini ai lavoratori: «La vostra lotta è un modello»

Il leader della Cgil ringrazia le operaie Corneliani e la Filctem: «Sono orgoglioso, avete messo tutti voi stessi per i diritti»

Il segretario generale Cgil Landini al presidio Corneliani a Mantova: "La vostra lotta è un esempio"

MANTOVA. «Grazie a nome di tutta la Cgil per la vostra battaglia, è un messaggio per le tante battaglie ancora aperte e perché il lavoro deve tornare al centro in questo Paese. Grazie alla vostra lotta ora abbiamo più forza per dire che l’unità dei lavoratori è la carta vincente per cambiare la situazione». Il «grazie» di Maurizio Landini ai lavoratori Corneliani rimarrà tra i momenti da non dimenticare di questi 41 giorni di onda rossa.

Quarantun giorni di «rabbia da organizzare e allegria da difendere» come ricorda il segretario Filctem Michele Orezzi davanti alla folla accorsa al presidio di via Panizza 5 per l’incontro con il segretario generale della Cgil atteso oltre che dai dipendenti della casa di moda, dai rappresentanti di tutte le categorie del sindacato mantovano con il segretario generale Daniele Soffiati, dalla segretaria lombarda Elena Lattuada, da quelli nazionali e regionali Filctem Sonia Paoloni e Francesco Di Salvo, dal sindaco Mattia Palazzi e da Maria Zuccati accolta tra gli applausi. 41 giorni di lotta senza sosta prima dell’accordo storico di martedì scorso che fa dire a Landini «questa è una bella giornata per voi e per me» perché «solo fino a pochi mesi fa chi parlava di ingresso dello Stato veniva giudicato un fuori di testa», perché «qui avete difeso non solo il posto di lavoro, ma un saper fare, le vostre competenze», perché «mi rende orgoglioso essere il segretario generale di un sindacato pronto a mettere in gioco tutto se stesso per difendere i diritti e l’idea di una società che permette alle persone di essere libere attraverso il lavoro».

Sindacato che anche in questo giorno di festa torna a difendere l’intervento del Mise contro chi, come il senatore Monti giovedì sera in diretta su La7, «inizia a insinuare dubbi – ricorda Orezzi – facendo il gioco degli speculatori» così come di quegli «avvoltoi che erano già pronti a scatenarsi sulla nostra pelle e su quelle delle nostre famiglie» e che l’intervento dello Stato ha annientato. Intervento «che siamo andati a prenderci – ricorda ancora il sindacalista – ribaltando il risultato di una partita che nei primi dieci giorni era già persa» ma che sanno bene rappresenta solo un primo passo che ora li vedrà con la stessa determinazione di prima affrontare anche le prossime sfide per garantire un futuro alla loro “seconda casa”, punta dell’iceberg di quella crisi che riguarda un settore fatto di 700mila lavoratori che vanno dalla grande industria all’ultimo artigiano della filiera. Futuro che vedrà nei prossimi giorni ancora in campo il sindaco Palazzi pronto a recarsi a Roma per un nuovo incontro al Mise convinto che «l’accordo di martedì ci da anche maggiore autorevolezza nella ricerca di nuovi soci» e che «il nostro Paese deve investire e difendere il proprio patrimonio industriale di qualità».

Un percorso che «va monitorato – ricorda Sonia Paoloni – per progettare il rilancio di questa azienda che è un esempio negativo di come l’imprenditoria in questo Paese abbia fallito» e che vede tutto il sistema moda «ringraziare i lavoratori della Corneliani perché da qui parte un futuro diverso per tutto il settore per il quale si prospettano mesi bui con la previsione di una perdita del 30/40% alla fine dell’emergenza, perdita che ricadrà tutta sulla filiera».

Il loro è stato davvero un «mezzo miracolo» conquistato «senza aver mollato un secondo – ricorda Soffiati – facendo un lavoro incredibile». A raccontarlo è il video proiettato davanti a Landini che ripercorre questi mesi di lotta terminati con l’accordo siglato in prefettura, con il martedì della vittoria sulle note di “O cara moglie”: «Quando la lotta è di tutti e per tutti, il tuo padrone, vedrai, cederà».

Landini, l’intervento dello Stato in Corneliani può diventare un caso pilota anche oltre l’emergenza? E con che ruolo secondo lei?

«Prima che diventi un caso modello credo che sia utile sperimentarlo e verificarlo perché qui l’intervento dello Stato arriva di fronte a una debolezza della governance privata e l’intervento dello Stato è importante per dare la continuità necessaria, ma non è in grado di garantire una certezza di sviluppo dell’impresa. Nei prossimi mesi la presenza dello Stato dovrà essere un pungolo per affermare un assetto industriale stabile e un piano industriale degno di questo nome. Più in generale che esista il tema di un intervento pubblico nuovo credo che sia sotto gli occhi di tutti perché le più grandi imprese del nostro Paese sono già a partecipazione pubblica e in questa fase serve uno strumento, come l’agenzia per il lavoro che proponiamo, quale luogo in grado di definire insieme le scelte e le strategie: si parla di cambiamento climatico, di infrastrutture, di innovazione digitale, e sarebbe molto importante che il ruolo pubblico fosse di indirizzo e anche di intervento in alcune realtà. Dall’altro lato ci sono tutta una serie di crisi in cui si sta ragionando di un intervento pubblico, penso ad Alitalia, a Cassa depositi e prestiti per tutta la vicenda Autostrade, a settori strategici come l’acciaio o l’automotive. E trovo singolare far finta di non vedere che senza soldi pubblici oggi non si esce dalla crisi. È importante che il pubblico non si limiti a erogare soldi al mercato ma indichi indirizzi, strategie, obiettivi».

Il Covid d’altronde ha mostrato molte debolezze del nostro sistema...

«La pandemia ha fatto esplodere tutte le fragilità e le contraddizioni del sistema precedente e accanto agli investimenti pubblici c’è bisogno che anche il privato investa di più di quello che ha fatto fino a oggi nella ricerca e nell’innovazione. Forse c’è un problema anche di costruire sempre di più un sistema di rete tra imprese e prodotto perché un elemento che è entrato in crisi con la pandemia è stata proprio la logica delle delocalizzazioni. Ricostruire un sistema in cui il mercato non solo italiano ma europeo torna ad essere un elemento centrale di indirizzo della politica chiama in campo anche le imprese. Bisogna smetterla con gli incentivi a pioggia e i sussidi, è il momento di spendere con intelligenza i soldi pubblici».

In che modo la mobilitazione dei lavoratori Corneliani oggi è un modello?

«Dimostra come l’unità del mondo del lavoro rimane un elemento decisivo. Qui poi con intelligenza hanno utilizzato anche il sistema di comunicazione attuale. C’è un insegnamento a tutte le organizzazioni sindacali su come comunicare meglio rispetto a quello che abbiamo fatto fino ad oggi e cioè: essere meno autoreferenziali e dare maggiormente la voce a delegati e delegate, al lavoro e ai problemi che le persone vivono. È un’esperienza importante non solo per il territorio ma per il movimento sindacale perché dimostra che non solo l’unità è un valore ma permette anche di vincere le battaglie».

La “notte per il lavoro” vi vedrà lanciare una piattaforma di richieste che va oltre l’emergenza...

«Insieme ai problemi dell’emergenza con il blocco dei licenziamenti e l’allungamento degli ammortizzatori sociali, vogliamo che già da ora si apra la strada delle riforme per pensare al futuro e definire un nuovo modello di sviluppo. I temi: riforma fiscale, lotta all’evasione, rinnovo dei contratti, detassazione degli aumenti, investimenti nella sanità non solo potenziando gli ospedali ma i servizi territoriali, istruzione, competenze, formazione permanente, una riforma del sistema scolastico con l’obbligo da 3 a 18 anni, investimenti, politiche industriali, governo delle novità digitali. Il sindacato ha delle proposte e chiede al governo un confronto preventivo, non vogliamo essere consultati quando hanno già deciso».

La guida allo shopping del Gruppo Gedi