Per il Covid sospese a Mantova 14mila visite: solo 4mila finora riprogrammate

Le restanti 10mila in minima parte saranno recuperate con la telemedicina: le altre da rivalutare. Durante il lockdown la riduzione dell'attività ambulatoriale è stata tra il 30 e il 70%. Per il futuro si stima di poter soddisfare l'80% delle richieste nei tempi limite

MANTOVA. Una marea di prestazioni tra visite ed esami sospese e non erogate tra marzo e maggio, nel periodo più buio di Covid-19. Quattordicimila, per l’esattezza.

Circa quattromila quelle che l’Asst di Mantova è riuscita a riprogrammate tra giugno ed agosto. Le restanti diecimila, con classe di priorità bassa, solo in minina parte saranno recuperate a distanza attraverso l’utilizzo della telemedicina e quello che rimane dovrà per forza ripassare attraverso una nuova valutazione del medico di medicina generale che deciderà se sono ancora strettamente necessarie.

È questo il quadro attuale della situazione legata alle prestazioni ambulatoriali che ha lasciato per strada nei mesi della grande emergenza migliaia di visite ed esami, molti delle quali saranno difficilmente recuperati. L’Asst ha fatto due conti e a metà luglio l’attività ambulatoriale che era riuscita a recuperare superava di poco il 25% dell’arretrato maturato in epoca Covid, con una percentuale di funzionalità intorno al 50%.

Per il restante 75% ci si affiderà alla telemedicina (le televisite a distanza via Skype), alla cancellazione definitiva o alla riprogrammazione nel tempo. Certo non sarà facile nell’immediato, perché ancora oggi la riapertura graduale dell’attività comporta sempre la revisione della tempistica dovuta perlopiù alle necessità legate al distanziamento tra un paziente e l’altro e agli obblighi di sanificazione delle strutture.

E se in epoca Covid la lotta che l’Asst di Mantova ha condotto contro un memico invisibile era diventata una vera e propria guerra, non da meno sarà la sfida contro il tempo per ripristinare e riorganizzare tutte le prestazioni che per mesi sono rimaste in stand-by. Il piano di intervento dell’Asst prevede una rimodulazione delle agende sulla base di ambiti e priorità e in virtù di quanto erogato e non erogato nei mesi scorsi.

Tra gli ambiti nei quali l’attività è stata sostanzialmente mantenuta anche durante il lockdown più stretto ci sono i percorsi oncologici, le gravidanze, la neuropsichiatria infantile, la psichiatria e la dialisi con volumi sovrapponibili a quelli del 2019. Ridotta di circa il 30% l’attività di monitoraggio delle patologie croniche, mentre il calo dell’attività diagnostica per gli utenti esterni, a vantaggio dei ricoverati nella fase acuta, è stato nell’ordine del 35%.

Le sospensioni più severe, nell’ordine di un 70%, sono state invece quelle legate alle malattie respiratorie, infettive e alla Medicina in generale a causa del coinvolgimento diretto nell’emergenza Covid dei reparti costretti a bloccare immediatamente tutta l’attività ambulatoriale. Del 70% anche la riduzione dell’attività programmata dell’area chirurgica, al di fuori delle emergenze. E’ andata leggermente meglio all’attività riabilitativa, ridotta di circa il 50%.

Ma ora si guarda al futuro e alle cose da fare. Alla luce della mole di prestazioni da erogare nei prossimi mesi la prima stima dell’Asst su un campione di 3mila prestazioni ambulatoriali già prenotate si ipotizza che l’80% potrebbe essere erogato entro i limiti di tempo imposti dalla Regione, mentre il 20% è già oltre il tempo standard. In ogni caso la possibilità di recupero delle prestazioni sospese durante il lockdown appare piuttosto limitata e ovviamente varia da struttura a struttura.

Alle prestazioni non urgenti che possono essere differite nel tempo e non ancora erogate verrà in auto il teleconsulto (telefonico) o la telemedicina (via Skype o altro), tra l’altro già in corso da tempo per alcuni ambiti come diabetologia, neurologia, reumatologia e neuropsichiatria. Questo modello consentirà un parziale recupero della prestazioni non in presenza del paziente, assicurando il monitoraggio della sue condizioni di salute.

Su alcune classi di priorità, come del resto successo anche in passato, l’Asst e l’’Ats Val Padana hanno registrato negli ultimi tempi numerose richieste di prescrizioni inappropriate. Oggi più che mai servirà dunque un’attenta azione di controllo per evitare e limitare al massimo la richiesta di prestazioni improprie che sottraggono risorse ai pazienti con esigenze più urgenti.

La guida allo shopping del Gruppo Gedi