Mantova, nidi privati ancora in attesa: ma si comincia l’1 settembre

Dal tavolo regionale primo sì alle richieste del settore: «Ora le linee guida». Al primo punto la necessità di mantenere il rapporto di 1 educatore ogni 8 bimbi

MANTOVA. La protesta si è stemperata in attesa: adesso titolari ed educatrici dei nidi privati hanno un orizzonte temporale a cui agganciare la speranza di una ripartenza sorvegliata ma piena. «Al momento l’unica certezza è che il 1° settembre possiamo aprire» scandisce, cauta, Francesca Bertelli, referente provinciale di Assonidi-Confcommercio, che nelle scorse settimane si era fatta interprete dell’ansia del settore per l’assenza di linee guida necessarie a pianificare l’attività. Difficile accettare iscritti senza indicazioni precise sul numero di bambini ammissibili in rapporto agli educatori e agli spazi. Non un dettaglio da poco, marginale, ma la sfera di cristallo in cui leggere il proprio futuro: a certe condizioni si può continuare (anzi, riprendere), ad altre si deve rinunciare perché i costi si mangiano i ricavi.

E adesso a che punto siamo? «Le premesse sono buone – ammette Bertelli – giovedì  (30 luglio)si è riunito il tavolo regionale dei servizi 0-6 anni, durante il quale è stata illustrata la bozza del documento di riapertura dei servizi educativi elaborata dal Governo d’intesa con le Regioni. A parole sembrerebbe che le nostre richieste di mantenere i requisiti pre-Covid siano state soddisfatte, ma attendiamo le linee guida nazionali che il Comitato tecnico scientifico dovrebbe emanare alla fine della prossima settimana». Insomma, non si brancola più nell’incertezza dei giorni scorsi, ma una bozza, illustrata a voce, non è sufficiente a cantare vittoria.


Cosa chiedono esattamente i nidi privati? «Principalmente che siano mantenuti il rapporto educatore/bambino pre-Covid di 1 a 8, contro quello di 1 a 5 previsto dalle linee d’indirizzo di maggio, e anche la capacità ricettiva, calcolata sulla base della metratura» conferma Bertelli. Nella provincia di Mantova i nidi privati sono una cinquantina, per un totale di 1.100 posti a disposizione di famiglie che non hanno trovato spazio nelle strutture pubbliche, o hanno comunque bisogno di una maggiore flessibilità d’orario.

La domanda è sgradevole, ma necessaria: si sa già di alcuni privati che, azzoppati dal lockdown, hanno deciso di non riaprire? «No – assicura la referente di Assonidi – ma so di colleghi che attendono le indicazioni del Comitato tecnico scientifico per valutare se possono farcela o meno. Ripeto, le premesse sono buone, ma vogliamo che siano messe nero su bianco. Lo chiediamo per noi e anche per i genitori, che, dopo il lungo periodo di chiusura, hanno l’esigenza di portare i bambini al nido e tornare a lavorare. Noi suppliamo all’affanno del pubblico, siamo nati proprio per questo, per soddisfare le richieste dei cittadini altrimenti condannati a liste d’attesa lunghissime. Per questo ci auguriamo che si possa riprendere come prima del Covid». Almeno per la parte organizzativa.

Intanto, da lunedì il nido di Francesca Bertelli riaprirà come centro estivo per il mese d’agosto: «Abbiamo voglia di rivedere i nostri bimbi – confessa – di riaverli insieme a noi per farli giocare. Riprendiamo con il bisogno e il desiderio di fare ancora vivere le nostre strutture. Nei lunghi mesi di chiusura ci è capitato, a me e ad altre colleghe, di tornare qualche volta nei nostri asili, vederli così spogli e silenziosi è stata una sofferenza». Triste come un nido vuoto.

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