A Bozzolo crisi verso la fine, ma la lettera del vicesindaco è un caso

La minoranza incalza Torchio: «Bosi parla  di casi oscuri. Chiediamo chiarimenti sulle mascherine rivendute a prezzi maggiorati»

BOZZOLO. Continua a tenere banco la questione della lettera con la quale il vicesindaco Giampaolo Bosi minaccia le dimissioni accusando il primo cittadino Giuseppe Torchio di gestire senza collegialità la giunta. Sul piano politico, si sta cercando di ricucire la frattura e domani ci sarà un vertice di maggioranza.

Ma nella missiva, resa nota probabilmente da uno dei destinatari (il dito è puntato contro Pierluigi Marcante, ma lui smentisce), vi sono riferimenti ad accadimenti specifici nei quali il sindaco «avrebbe - secondo quanto ha scritto Bosi - cercato di aggirare la legittimità delle norme». Per questo il gruppo Bozzolo Prima ha presentato una corposa interrogazione da discutere in consiglio comunale. Partendo dal fatto che Bosi nella sua missiva parla di «casi oscuri» che sarebbero accaduti. E dai riferimenti della stessa lettera, ormai di dominio pubblico.


«È vero che mascherine acquistate al prezzo di 70 centesimi più Iva sono state poi rivendute in farmacia comunale a 2,5 euro l’una», e che le 700 acquistate durante il lockdown a Castel Goffredo «a 3 euro l’una sono state rivendute a 6,5 euro?». Domande che si assommano a quelle, desunte dalle dichiarazioni scritte di Bosi, nelle quali si farebbe riferimento a operazioni eseguite «in assenza di atti di indirizzi di giunta» o «di alcun atto autorizzativo».

L’opposizione chiede anche perché, se si era in presenza di atti aventi rilevanza anche amministrativa o penale, i fatti non siano stati denunciati prima.

Frattanto sempre i consiglieri di opposizione hanno presentato un accesso agli atti per capire se e come la lettera di Bosi sia transitata negli uffici comunali o sia solo rimasta, come lui sostiene, una critica e uno sprone politico personale rivolta unicamente ai destinatari.

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