Elezioni 2020 a Mantova: il candidato fascista in lizza per Forza Italia

Il fotomontaggio di Bonatti sul suo profilo Facebook

Fiorenzo Bonatti corre per il consiglio comunale di città: «Sono un moderato e condivido la politica sociale del duce»

MANTOVA. Dall’ammirazione per il duce, accanto al quale - vedere sulla sua pagina Facebook - si fa ritrarre ovviamente in un fotomontaggio, alla candidatura in Forza Italia per il prossimo consiglio comunale, passando per simpatie leghiste. Potrebbe essere lui, Fiorenzo Bonatti, 53 anni, imprenditore di San Giorgio, il caso estivo della politica mantovana proiettata verso le elezioni di settembre. Facile, del resto, pensarla così visti i trascorsi di Bonatti prima nel Movimento Sociale di Almirante e poi nella Fiamma Tricolore di Rauti fino alla candidatura, due anni fa, alle politiche nella lista L’Italia agli Italiani, il raggruppamento di estrema destra in cui figuravano i Fasci del lavoro e Forza Nuova. Il tutto con una lontana parentesi nel carroccio non ancora salviniano, di cui poco o nulla è rimasto in lui.

Bonatti non rinnega il passato, ma si ritiene «un moderato che adesso ha condiviso il programma sul sociale di Forza Italia» e che «da indipendente come lo sono da più di 20 anni a questa parte» ha accettato «la proposta di candidarmi alle comunali». Ci sono, però, quelle foto in rete in cui compare in orbace accanto a Mussolini oppure quei post in cui ogni 29 luglio augura buon compleanno al Duce «ovunque tu sia» che potrebbero mettere in imbarazzo un elettorato come quello di Forza Italia. Bonatti non è d’accordo: «Io sono un moderato - insiste - e quelle foto sono goliardiche, burlesche. Faccio più sociale io di un compagno» dice. E spiega: «Non rinnego la mia provenienza dall’Msi, ma sono vent’anni che opero nel sociale, che faccio beneficenza senza sbandierarlo in giro. Per esempio, ho dato soldi per comprare delle roulotte per i terremotati e porto generi di prima necessità a chi non ce la fa. Faccio, insomma, più di quello che fa la sinistra. Per questo mi ritengo un comunista in camicia nera». Facile metterlo in guardia: questa definizione potrebbe danneggiarla in campagna elettorale: «E perché? Io ho colto il buono della politica sociale di Mussolini, ma non condivido altre cose brutte come le leggi razziali e altro; del resto, anche i comunisti non condividono i gulag di Stalin. Di recente sono andato alla manifestazione sulle foibe perché non bisogna dimenticare i massacri, da qualunque parte siano commessi. E poi io al tempo del fascismo non ero nemmeno nato e, quindi, non provengo da lì».


Proviene, invece, dall’Msi, «la mia penultima tessera - ricorda - Poi, fino al 1998, ho preso quella della Fiamma tricolore. Poi basta. Se dopo ho prestato il mio nome per le liste del Fascio del lavoro o di Forza Nuova l’ho fatto sempre da indipendente». Però, quel richiamarsi al passato in camicia nera...: «Ascolti, io ho due figli e un’impresa per le riparazioni ferroviarie e non vado certo in piazza a gridare eja eja ala la. Ripeto, mi è piaciuto il programma sociale di Forza Italia e sono in lista. Tutto qui. Piuttosto - entra in clima elettorale - come si fa a fare la festa dell’Arci a Mantova, mentre i ristoratori veri, che pagano le tasse e lasciano a casa i loro dipendenti, soffrono? Sarebbe meglio aiutarli, e con loro anche i commercianti».
 

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