Mantova, allarme prenotazioni negli alberghi: in fumo già il 30% di quelle di settembre

L’emergenza sanitaria e la paura del contagio hanno frenato la crescita degli ultimi anni svuotando gli alberghi. Casa Poli: «Non ci arrendiamo»

MANTOVA. Settembre è, da tradizione, un mese fortunato per la città. Anche quest'anno, dopo mesi di dubbi legati alle norme di sicurezza, molte manifestazioni si svolgeranno, anche se in modalità differenti. Meno eventi in presenza, minore durata. Questo porterà inevitabilmente a non replicare i grandi numeri del passato. «A gennaio avevamo tutto prenotato per i giorni di Festivaletteratura - spiega Silvia Poli di Casa Poli - Al 31 luglio, termine ultimo delle disdette, abbiamo registrato un 30% di cancellazioni. Questo perché in quella settimana ospitiamo per la quasi totalità gli uffici stampa delle case editrici. Con la nuova formula e i molti eventi non in presenza, alcuni hanno disdetto perché non avranno autori presenti».



Dopo anni c'è il rischio di non assistere ad un pienone nelle strutture ricettive nei giorni del Festival. L'emergenza Covid ha bloccato un percorso positivo che si stava rafforzando anno dopo anno. «Il nostro trend era in continua crescita dal 2016, anno di Mantova Capitale - prosegue Poli -. La svolta è stato il 20 febbraio, giorno della scoperta del paziente di Codogno. Lì sono partite le cancellazioni. Noi avevamo l'hotel pieno, in pochi giorni si è svuotato. Avevamo una troupe impegnata nelle riprese per il film su Leonardo, gruppi di turisti stranieri. Uno stop peggiore dell'ultima grande crisi, quella del terremoto del 2012». Impossibile posticipare la riapertura. «Siamo a casa da cinque mesi e mezzo. Dobbiamo organizzare il lavoro e per aprire a pieno regime servono tempo e programmazione. Il problema è che le città d'arte boccheggiano, mancano i turisti. Anche perché in molti casi il turista che sceglie le città ha un'età media elevata, anche 70-80 anni, e in queste settimane evita di spostarsi. L'occupazione delle strutture è buona solo al mare e in montagna». Aprendo la struttura, però, è possibile intercettare parte dei vacanzieri.

«Ad agosto lavoriamo con le famiglie e le coppie del Centro Italia che scelgono le Dolomiti. Molti, per evitare un viaggio unico di 700 chilometri, spezzano il trasferimento fermandosi una notte da noi e intanto visitano la città. Un numero di solito importante. Quest'anno abbiamo avuto già qualche telefonata e qualche prenotazione per le prossime settimane». Per invogliarli verranno riviste anche le tariffe. «Inevitabile. Quando la richiesta è minore è fisiologico un abbassamento dei prezzi. Un modo per allettare e intercettare il turista». Per comprendere al meglio le prospettive future serviranno mesi. La voglia, però, è quella di non mollare. «Alcune aziende che hanno lavoratori impegnati nelle trasferte ci hanno contattato. I clienti affezionati ci scrivono, ci danno coraggio. Speriamo torni la fiducia e la voglia di viaggiare. Sempre ricordando le difficoltà delle famiglie, per le quali la vacanza può non essere una priorità in tempi difficili. Noi amiamo questo lavoro e vogliamo continuare a farlo».
 

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