Cgil in allarme per tutto il settore «Ora subito un protocollo mirato»

Il responsabile sicurezza del sindacato Mantovanelli: occasione persa il mancato accordo territoriale

MANTOVA. Quanto sta accadendo a Rodigo dimostra quanto ci fosse bisogno di un protocollo di prevenzione specifico per il territorio mantovano: ne è più che mai convinto Mauro Mantovanelli, responsabile sicurezza della Cgil, che definisce «un’occasione persa» la mancata sottoscrizione di quell’accordo, proposto mesi fa dai sindacati, «per il diniego delle associazioni datoriali – ricorda – che lo avevano bollato come “un appesantimento, un lavoro superfluo e ridondante”». E a questo punto diventa urgente un «documento specifico per il settore agricolo come quello che si sta realizzando per i macelli». Quest’ultimo focolaio preoccupa il dipartimento sicurezza di via Altobelli perché «conferma che la pandemia non è finita e che non bisogna assolutamente abbassare la guardia sulle procedure di sicurezza » anche se «come già nei casi dei macelli di qualche settimana fa, l’intervento di Ats è stato tempestivo e determinante per circoscrivere il focolaio con l’esecuzione rapida di tamponi e test e il tracciamento dei contatti».

Toccherà a gli enti preposti a stabilire cosa è avvenuto e perché, ma «i casi sono due – aggiunge Mantovanelli – o le aziende dove sono esplosi i focolai non hanno rispettato i protocolli di sicurezza o i protocolli nazionali sono stati rispettati ma per la particolarità di alcuni settori non sono sufficienti a garantire la prevenzione al contagio. E su questo punto consideriamo ancora oggi una occasione persa non avere sottoscritto un protocollo di sicurezza territoriale per rinforzare gli strumenti di contrasto alla diffusione del coranavirus proprio in tutti i settori specifici del territorio che hanno caratteristiche diverse». Insomma «oggi i dati ci dimostrano che come sindacato avevamo colto il bisogno di rinforzare i protocolli nazionali che sono stati determinanti per salvare delle vite ma non potevano rispondere a tutte le caratteristiche e alle diverse evoluzioni del virus nei diversi ambienti di lavoro. E devo dire che anche Ats e Prefettura condividevano l’utilità del protocollo territoriale».


Per il sindacalista è arrivato quindi il momento di pensare anche per il settore agricolo a un documento specifico di sicurezza territoriale come quello già in cantiere per i macelli: «Al tavolo aperto in prefettura il 22 luglio sulla situazione dei macelli – spiega – si è deciso di addivenire alla definizione di un documento unitario che integri e rafforzi i contenuti dei protocolli nazionali, facilitando le attività di vigilanza e monitoraggio degli ambienti di lavoro maggiormente sensibili al rischio epidemiologico». Documento che sarà preparato da Ats e poi aperto alle osservazioni dei sindacati in vista di una successiva condivisione con le associazioni di categoria: «La speranza e l’auspicio è che le associazioni degli imprenditori cambino atteggiamento rispetto al passato – dichiara ancora – Sulla sicurezza non ci sono questioni politiche ma l’obbiettivo comune deve essere la prevenzione e questo lavoro va fatto con una certa urgenza». E visto che «quello che sta accadendo nei campi agricoli è comparabile alla situazione dei macelli, la logica suggerisce di allargare anche al settore agricoltura un documento specifico di sicurezza territoriale».

Ed ecco le proposte della Cgil: «Oltre al rispetto dei protocolli nazionali – conclude Mantovanelli – è fondamenta un documento di valutazione del rischio specifico Covid 19 per gli impianti, con una programmazione gerarchica degli interventi più urgenti. Serve poi una migliore distribuzione degli accessi (con turni più distanziati nel tempo), la riduzione degli affollamenti negli spazi comuni, obbligatorie procedure di disinfezione e pulizia con alte frequenze. Ed è determinante l’informazione e la formazione che deve essere costante e in diverse lingue viste le nazionalità multietniche dei lavoratori impiegati in agricoltura».

 

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