Cartiera e magone, duello al Tar con il Comune di Mantova per multe e oneri

La società della famiglia Zago contesta il milione di multa. Fiera Catena: chiesto il rimborso di quanto già versato



MANTOVA. La cartiera Pro-Gest e il magone di Fiera Catena. Due vicende che sembravano definitivamente archiviate con il loro carico di veleni, si riaprono clamorosamente davanti al Tar. Una premessa: niente a che vedere con la partenza della ex Burgo senza inceneritore e a produzione raddoppiata come prevede la recente autorizzazione; e neppure con la futura piazza dove una volta c’era lo scheletro in cemento (peraltro già demolito), i cui lavori proseguiranno regolarmente.


Vicende. In entrambi i casi si tratta di soldi: di quelli che la Cartiere Villa Lagarina, società del gruppo Pro-Gest, non vuole pagare al Comune di Mantova come sanzione per aver svolto alcuni lavori edili importanti abusivamente (poco più di un milione di euro) e di quelli che C&P e Consulfin rivogliono dall’ente locale sotto forma di oneri di urbanizzazione già versati (circa 368mila euro). Su entrambe le questioni decideranno i giudici amministrativi di Brescia. Intanto, il Comune in entrambi i casi ha deciso di resistere in giudizio affidando l’incarico all’avvocato Paolo Gianolio per quanto riguarda la cartiera e all’avvocato Ezio Zani per quanto riguarda il magone di Fiera Catena.

Cartiera. La società Cartiere Villa Lagarina, nelle scorse settimane, ha presentato ricorso al Tar per chiedere l’annullamento delle due ordinanze con cui, nel maggio scorso, il Comune le irrogò due sanzioni per lavori abusivi e della perizia che sta alla base della quantificazione della multa. La prima ordinanza si riferiva ai lavori realizzati sulla facciata nord della fabbrica sospesa di Nervi, per la quale il Comune aveva quantificato una sanzione di 709.204,16 euro. Nella seconda, che riguardava i lavori senza titolo edilizio sul depuratore, la multa ammontava a 328.124,23 euro.

Contenzioso. È una questione di interpretazione della normativa. «Il Comune - spiega l’avvocato Gianolio - si rifà alla norma di fonte regionale e ritiene di aver applicatola sanzione in maniera corretta. E più favorevole all’impresa. La controparte, invece, chiede che si applichi una normativa diversa e quantifica l’ammontare della sanzione da 2mila a 4mila euro quella relativa ai lavori sulla facciata e da 8.500 a 13mila euro quella per il depuratore». Distanze siderali su cui si apre un contenzioso che, precisa il legale, «non influisce sulla legittimità dell’autorizzazione di cui è in possesso la cartiera per il raddoppio della produzione».

A Pro-Gest sono stati contestati altri abusi edilizi, poi sanati con il pagamento di un’ammenda. L’ultimo risale a martedì scorso e riguarda la realizzazione dell’anello interrato dell’impianto antincendio senza atto abilitativo. Il Comune ha poi rilasciato il permesso di costruire in sanatoria dietro il pagamento di un’oblazione di mille euro. «Sulle questioni tecniche non entro - dice l’assessore all’urbanistica Andrea Murari - Ricordo solo che si tratta di procedimenti articolati che gli uffici hanno trattato in modo molto scrupoloso.

Magone. La vicenda del magone è presto riassunta. Dopo l’esproprio dello scheletro il Comune ha proposto a C&P, società proprietaria in liquidazione, e a Consulfin, che è subentrata, un rimborso di 67mila euro tra oneri e contributo di costruzione già versati. Le due società al Tar chiedono, invece, che il Comune versi 367.948,26 euro. L’udienza potrebbe già tenersi il 2 settembre. Altro motivo di tensione è la valutazione che il Comune ha fatto per l’esproprio di magone e area di fronte, 729mila euro, contestata dalle due società.

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