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Rebus apertura alle materne: il Comune scrive a Fontana

La Regione aveva deciso per il via il 7 settembre prima di posticipare al 14. Di qui la protesta di Mantova, Milano, Varese e Brescia

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MANTOVA. Aprire le scuole materne, non in contemporanea con le scuole primarie e superiori, ma una settimana prima. È la richiesta al presidente della Lombardia Attilio Fontana messa nero su bianco dagli assessori all'istruzione di Mantova, Milano, Brescia e Varese e firmata anche dalle associazioni del settore.

«L’ordinanza che fissa la data di apertura delle materne al 14 – spiegano i firmatari – arriva dopo una nota della e dell’Ufficio scolastico regionale che parlava del 7 settembre, data «confermata nel recente incontro del 29 luglio» con tutti gli attori del settore per discutere della riapertura.

«In considerazione di quanto prospettato, delle aspettative determinatesi tra i genitori e le famiglie – si legge nella lettera – si chiede di riconsiderare i termini dell’apertura dei servizi all'infanzia o in subordine concedere la dovuta autonomia ai gestori di poter iniziare il calendario a partire dal 7 di settembre, considerando questo periodo come tempo scuola ricompreso nel calendario scolastico e soggetto all'applicazione delle linee guida definite dal Miur». Oltre agli assessori all’istruzione fra i firmatari della lettera ci sono fra gli altri Silvio Petteni, il presidente regionale della AGeSC (Associazione genitori scuole cattoliche) Lombardia e Giuseppe Angelillo, presidente dell’Age (Associazione italiana genitori) Lombardia.

«La nuova data ci mette in difficoltà – spiega l’assessore all’istruzione di Mantova, Marianna Pavesi – abbiamo avvisato le famiglie e organizzato la ripresa delle attività per il 7 e quindi chiediamo alla Regione di mantenere ciò che era stato promesso in un primo momento».

I tempi sono stretti, da Milano dovrà arrivare una risposta, in un senso o nell’altro, il prima possibile. La speranza è che venga fatta chiarezza nella settimana dopo Ferragosto, specie se dalla Regione dovesse arrivare un “no” che rovinerebbe i piani dei quattro Comuni firmatari della lettera.
 

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