Mantova: una valigia abbandonata e i ricordi del passato, così Esra ha ricostruito il mistero della soffitta

La studentessa ha scoperto documenti abbandonati da anni. La sua ricerca è diventata una performance. Trovato il figlio dell’uomo

MANTOVA. A volte capita di inciampare su tracce disseminate dal tempo e rimaste inesplorate per lunghi anni. Esra Nesipogullari è una studentessa d’architettura nata in Turchia che attualmente vive a Mantova in via Bettinelli, di fronte alla stazione ferroviaria. Circa un mese fa, salendo nella soffitta del palazzo, Esra trova una valigia chiusa a chiave, abbandonata lì da chissà quanti anni. Dalla valigia rigida grigia fuoriescono fogli sparsi, documenti, effetti personali. In pochi istanti il passato inizia a sgorgare come l’acqua da una fonte che è stata affogata per decenni.

Esra, nonostante la difficoltà iniziale di interpretare alcune diciture in italiano, inizia a tessere le fila di una storia di famiglia rimasta sepolta in quella soffitta di via Bettinelli almeno dai primi anni Duemila o ancora prima.


Nella valigia vengono rinvenute tre carte d’identità, molte tessere fotografiche appartenenti a volti senza nome e alcuni significativi documenti personali di un tal signor Castelli. Incrociando i dati anagrafici, Esra capisce che la valigia apparteneva probabilmente ad un vecchio inquilino: questo viene confermato da una ricevuta di pagamento che riporta la residenza di Castelli. Indizio in più: sul campanello dell’appartamento in cui oggi lei abita vi è ancora impresso il cognome Castelli. Inizia uno studio meticoloso di tutti i ritrovamenti cartacei, si sceglie di dividere i documenti inerenti all’attività professionale di Castelli da quelli più personali. Si scopre che almeno nel 1981 risultava operaio di professione. Spuntano dei volti nuovi da decifrare e delle notizie che a poco a poco trovano il loro posto nel racconto di questa saga familiare.

Esra sa che Franco Castelli è nato a Mantova nel 1943 e fino ai primi anni Ottanta abitava a San Giorgio. Negli anni Ottanta Castelli si sposta a Mantova con la famiglia. Che fosse coniugato lo sappiamo dalla carta d’identità ritrovata e che avesse un figlio lo si deduce da un invito alla prima comunione di Mattia Castelli avvenuta a Mantova nel 1986. Esra non è solo una laureanda in architettura ma da alcuni anni è anche performer e artista. In via Bettinelli ha infatti fondato la sua casa-studio in cui sperimenta con la materia del ricordo e della narrazione. Alcune settimane fa ha quindi deciso di dedicare una performance pubblica al bagaglio prezioso lasciato in soffitta dai Castelli.

L’installazione consisteva in tre elementi dialoganti: la valigia aperta con le grucce in legno appese vuote e i documenti internamente custoditi; un carrello in ferro con le ruote simile a quelli che trasportano i bagagli negli aeroporti e un remo ritrovato in soffitta. Esra, durante la performance, accarezzava le carte ritrovate e ad ogni gesto quella storia familiare le sembrava ancora più familiare. Il remo diventava una sorta di strumento della memoria che traghetta la testimonianza e chiude le fila.

A questo punto mancava solo un tassello per concludere questo scavo nella vita dei Castelli: ritrovare l’ultimo erede al quale riconsegnare la valigia piena di tante carte parlanti. Esra si è rivolta alla Gazzetta per cercare di individuare quel Mattia Castelli conosciuto solo per nome sui documenti. «Vorrei trovare il figlio del signor Franco - ci ha raccontato - per riportare a casa questa valigia dopo decenni». Missione compiuta: nei giorni scorsi il figlio si è riportato a casa valigia e ricordi. 
 

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