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Parte la ricerca di volontari per un servizio di cure palliative

Promotrice è Anna Gandini, già assessore alla Cultura a Monzambano. La sua proposta è aperta a tutta la zona dell’Alto Mantovano

Elisa Turcato
1 minuto di lettura

MONZAMBANO. Anna Gandini, ex assessore alla Cultura, promuove un progetto sociale a Monzambano: cerca volontari per intraprendere un percorso di assistenza alle persone più sofferenti. Parliamo di cure palliative dedicate ai pazienti che non rispondono più ai trattamenti specifici o colpiti da patologie dolorose. Si offre supporto nella fase più avanzata della malattia, per migliorare la qualità della vita nel rispetto di desideri e dignità del paziente. «Oggi - spiega Anna - le cure palliative sono un diritto negli ospedali, nell’assistenza domiciliare, nelle Rsa e negli hospice». Questi ultimi sono strutture d’accoglienza e ricovero che offrono le migliori cure palliative ai pazienti oncologici (e non solo), quando non è più possibile essere assistiti dal programma di assistenza domiciliare integrata e specialistica.

Come nasce il progetto? «Circa 10 anni fa, quando ero in amministrazione, avevamo invitato per una conferenza il dottor Luciano Orsi, per parlare di come affrontare il fine vita o le condizioni complesse dovute ad alcune patologie attraverso le cure palliative, con ottimo riscontro di pubblico. Da allora sono rimasta in contatto con la Federazione cure palliative Onlus, fintanto che, a febbraio, sono andata a Bergamo per un incontro con medici da tutta Italia. Da qui mi sono chiesta: “Perché non portare l’associazione anche a Monzambano?”».

L’invito a partecipare è destinato a chi ha predisposizione nell’aiutare il prossimo in forte difficoltà: si entra nelle case per sostenere il malato e le persone a lui vicine, cercando, nei casi più gravi, di alleviare quantomeno la sofferenza fisica e psicologica delle famiglie. Le persone malate hanno bisogno di relazione e ascolto, di sentire che qualcuno è interessato alla loro storia e al tratto di vita che ancora resta a disposizione. I volontari possono donare supporto e condivisione emotiva, pur consapevoli di non avere soluzioni né risposte. Ma possono dare un importante contributo con l’ascolto e l’accoglienza. Insomma, i malati hanno bisogno di sentire che appartengono a una comunità di individui in grado di superare le barriere fisiche e psichiche imposte dalla malattia.

«Trovo che nel momento di incertezza in cui viviamo, soprattutto per l’emergenza da Covid-19, occuparsi degli altri sia un atto dovuto». Naturalmente, sottolinea Anna, i volontari che mostreranno il loro interesse dovranno superare un corso di formazione. L’idea è quella di intitolare l’associazione al dottor Alberto Ferri, uno dei medici condotti più amati dalla comunità monzambanese, scomparso 4 anni fa. La proposta è aperta a tutto l’Alto Mantovano: info anna.gandini@libero.it.
 

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