Mantova: piscina Dugoni senza energia elettrica, no dei residenti al generatore

La protesta contro la Dugoni: «Puzza e rumore giorno e notte». Il gestore: «Colpa del nuovo contratto, non siamo allacciati». E al posto del bar per ristorarsi c'è un patataro

MANTOVA. Un gruppo elettrogeno a gasolio in funzione 24 ore su 24 sotto le finestre, che sbuffa fumo e odore tra un rumore assordante che non dà tregua. È quello che ha messo in funzione Sport Management, il gestore della piscina comunale Dugoni, per produrre l’energia elettrica necessaria all’impianto natatorio. A subirne le conseguenze sono i residenti del vicinato, della zona attorno a viale Montello, sempre più convinti che la riapertura della piscina in piena pandemia sia tutt’altro che quel «mezzo miracolo» annunciato dal sindaco. «Dobbiamo tenere le finestre chiuse e di notte non dormiamo più per il rumore – dice sconsolato uno di loro – e in più ci intossichiamo».

Dopo aver più volte manifestato, inascoltati, a Sport Management il disagio che sono costretti a subire, si sono rivolti a Comune, Provincia, polizia locale, Arpa e Ats per denunciare la situazione e chiedere una verifica della conformità degli impianti. Perché, scrivono testualmente in un esposto, «la situazione sta diventando insostenibile».



È così da quando la piscina è stata riaperta, dai primi di luglio, lamentano. «In un primo momento – spiega uno dei firmatari – abbiamo tollerato perché pensavamo si trattasse di una situazione transitoria. Del resto, lo stesso gestore ci tranquillizzava in questo senso. Ci ripeteva che aveva problemi con la società elettrica. Abbiamo aspettato una settimana, ma la situazione era sempre la stessa, rumore, fumo e odore di gasolio. Ci siamo rivolti alla polizia locale che ci ha dirottati sul Comune. A quel punto abbiamo telefonato tante volte ai Lavori pubblici ma ci rispondevano sempre che dovevamo rivolgerci a Sport Management. Il proprietario, però, è il Comune e tocca a lui vigilare sul gestore della piscina».

I residenti, stanchi di non ricevere risposte, si sono rivolti ad Ats e Arpa; «Speriamo che facciano qualcosa, che ci dicano che tutto è in regola e così ci mettiamo il cuore in pace. Ma non crediamo sia così». Poi la conclusione personale: «Io sono cresciuto in piscina, ho fatto nuoto e pallanuoto: vedere adesso come è ridotto il parco estivo della Dugoni, con il furgone del patataro che entra dentro perché non c’è più il bar, mi piange il cuore».

Sport Management, per bocca dell’addetto stampa Nardella, dice di «comprendere il fastidio che possono provare le persone» ma assicura che «l’impianto è a norma ed è certificato. Non ci risultano anomalìe nel suo funzionamento. Il problema è che abbiamo cambiato gestore elettrico e non siamo ancora stati allacciati alla corrente. Il rischio è che si vada per le lunghe, ma non è colpa nostra».

Il Comune, cosa dice di questa situazione? «Ne siamo al corrente – risponde l’assessore allo sport Paola Nobis – e siamo molto attenti. Sappiamo dell’esposto e che Arpa e polizia locale stanno concordando un sopralluogo per controllare le emissioni del generatore. Tutti i giorni il nostro dirigente invia Pec a Sport Management per chiedere conto di quel gruppo elettrogeno, e ci viene risposto che tutto è in regola». Quanto alle altre criticità che gli utenti da tempo evidenziano alla Dugoni relative a parco e spogliatoi, l’assessore risponde: «Noi garantiamo che in questa torrida estate di pandemia la gente possa fare il bagno in sicurezza e che tutto l’ambiente sia sanificato. Il resto non dipende da noi».



E il patataro che entra in piscina? «Sono andata a vedere – dice la Nobis – è un furgone che entra dal cancello laterale, come avveniva anche gli anni scorsi, e si mette accanto al bar chiuso. Serve a dare una risposta all’utente che non ha più il punto di ristoro. Abbiamo chiesto la riapertura del bar, ma Sport Management non ha ancora trovato nessuno». 
 

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