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Lavoro, sicurezza e lockdown: infortuni in calo, ma non i morti

Allarme Cisl per i casi più gravi nel Mantovano nel primo semestre dell’anno Perboni: «Va verificata l’applicazione del protocollo e affrontato il tema appalti»  

Calano gli infortuni, ma non i morti sul lavoro. Nonostante il lockdown. A denunciare «l’aspetto critico e molto preoccupante» che emerge dall’analisi Inail sui dati dei primi sei mesi 2020 nel Mantovano è il segretario della Cisl Asse del Po Dino Perboni. «Dato l’impatto sulle attività produttive dell’emergenza epidemiologica e del lockdown, c’è stato un atteso calo del numero degli infortuni – spiega – ma purtroppo non degli infortuni mortali, che sono rimasti stazionari pur con il blocco di quasi la metà delle attività economiche». Insomma «con il fermo per tre mesi di numerose imprese e cantieri, tra gennaio e giugno ci sono stati 7 infortuni mortali» e sono «allarmanti anche le oltre 2mila denunce di incidenti sul lavoro».

Nel dettaglio le denunce di infortunio presentate in provincia di Mantova all’Inail da gennaio a giugno sono passate da 2.891 nel 2019 a 2509 nel 2.020 (di cui 293 nel solo mese di giugno), quelle di infortunio con esito mortale sono state 7 sia nel 2019 che nel 2020.


Il dato complessivo degli infortuni mortali a livello regionale vede il settore dell’industria e artigianato passare da 35 a 37, mentre nei servizi da 5 decessi registrati nei primi sei mesi del 2019 si è arrivati a ben 34 tra gennaio e giugno 2020.

Per quanto riguarda le denunce di infortunio per settore, il dato complessivo della Lombardia vede l’industria passare da 12.078 nel primo semestre 2019 a 7.787 negli stessi mesi del 2020. In calo anche l’artigianato: da 3.617 a 2.368. In questo calo generalizzato, il terziario va invece in controtendenza con un forte aumento delle denunce che sono passate da 10.829 nel 2019 a 14.563 da gennaio a giugno di quest’anno.

Infine, osservando la suddivisione degli infortuni per genere, emerge un incremento degli incidenti con coinvolte lavoratrici: le denunce nel periodo gennaio-giugno 2020 sono state in Lombardia 25.146 rispetto alle 22.300 del 2019. Mentre sono calate quelle che hanno riguardato gli uomini: erano 39.480 nei primi sei mesi del 2019 e sono state 27.999 nello stesso periodo di quest’anno.

«La situazione regionale – osserva Perboni – nel caso degli infortuni mortali è in paurosa crescita in entrambi i generi: il genere maschile ha visto 124 infortuni mortali nel 2020 rispetto ai 67 del gennaio-giugno del 2019; il genere femminile ha riscontrato 5 casi da gennaio-giugno 2019 con un’impennata nel 2020 pari a 21 lavoratrici morte sul lavoro».

Un quadro che «fa comprendere, insieme all’esigenza di contrastare l’andamento infortunistico complessivamente inteso – osserva ancora il sindacalista – anche la necessità di una puntuale ripresa del confronto al tavolo prefettizio con la partecipazione di Ats Val Padana, anche alla luce del recente protocollo sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro siglato da istituzioni, associazioni degli imprenditori e sindacati. Da un lato si deve verificare la costante applicazione delle procedure e dei controlli, e dall’altro si tratta di affrontare il tema degli appalti, che troppo spesso sfuggono ai controlli e dove il ricorso al massimo ribasso porta spesso a tagliare i costi sulla sicurezza. Un paese civile non sarà tale se non riesce a debellare le morti sul lavoro». —

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