L’ultimo saluto ad Armido Rizzi, teologo della liberazione. Seguì Gustavo Gutiérrez

I funerali saranno celebrati giovedì 20 agosto alle 10 in San Barnaba. Abitava a Mantova da molto tempo: era nato in provincia di Pavia 

MANTOVA. Partendo dalla camere mortuarie dell’ospedale Poma, dalle 10 si svolgeranno giovedì 20 agosto nella chiesa di San Barnaba i funerali del teologo Armido Rizzi, deceduto ieri nella nostra città, dove abitava da decenni, sposato dal 1974 con Alberta Poltronieri, mantovana, figlia dell’allora preside del liceo scientifico.

Rizzi era stato un gesuita fino al 1972, quando aveva ottenuto la riduzione allo stato laicale. Nato a Belgioioso (in provincia di Pavia) il 14 aprile 1933, si era laureato in teologia alla pontificia università Gregoriana di Roma e in filosofia a Genova.


Docente di filosofia della religione all’Aloisianum di Gallarate e di antropologia teologica a Napoli alla pontificia facoltà teologica dell’Italia meridionale-sezione San Luigi, aveva anche insegnato nella stessa facoltà dell’Italia centrale, a Firenze, ed era stato responsabile del Centro Sant’Apollinare a Fiesole, nonché redattore della “Rivista di teologia morale” e di “Servitium”, oltre che nella direzione di “Filosofia e teologia”, promuovendo iniziative di divulgazione culturale d’alta qualità, nella riflessione teologica tra l’interpretazione delle sacre scritture e la fenomenologia dell’esperienza etica.

Numerosissimi i suoi saggi e i suoi libri, ne nominiamo solo alcuni, editi tra il 1970 e il 2016: “La salvezza come grazia”, “Cristo verità dell’uomo”, “Dio in cerca dell’uomo” (del 1987, tradotto in francese e pubblicato a Parigi nel 1989: “Dieu cherche l’homme”), “Oltre l’erba voglio, dal narcisismo postmoderno al soggetto responsabile”, “L’etica tra fede e laicità” e “L’uomo biblico, dal ‘cuore di pietra’ al ‘cuore di carne’”. Negli anni di mezzo, sono significativi, nel 1984 “L’oro del Perù, la solidarietà dei poveri” (dalla cultura indigena all’uomo nuovo), nel 1988 “Elementi di una teologia della liberazione per l’Occidente” e nel 2001 “Gesù e la salvezza, tra fede, religioni e laicità”. Rizzi lasciò il sacerdozio perché credeva in una nuova teologia.

A inventare nel 1971 il termine “teologia della liberazione” fu il teologo peruviano Gustavo Gutiérrez, che Rizzi conobbe a Firenze nel 2001. Rizzi era stato in Perù per vari mesi. Non si poteva tacere lo sfruttamento in quel Paese, dove l’1% della popolazione riceveva il 30% del reddito nazionale, e il 30% più povero solo il 5%, e il resto del Sudamerica viveva in situazioni analoghe. Gutiérrez fu ospite al Festivaletteratura nel 2003 e nel 2013 alcuni mesi dopo che papa Ratzinger, poco prima di dimettersi, aveva bocciato la sua teologia: ma a quel punto sul soglio di Pietro c’era il gesuita Francesco.

Tre anni prima, a Mantova nel 2010, Rizzi aveva promosso per la nuova associazione “Il Cortile dei Gentili” un ciclo di otto incontri su “L’etica tra fede e laicità. Quale etica per gli uomini e le donne del terzo millennio”. Il primo appuntamento fu sulla crisi dell’etica: l’“Erba voglio”, dal titolo del suo libro del 2003.

«La politica di difesa dell’altro è andata a farsi benedire», disse Rizzi in quell’occasione. Mantovano per scelta e cittadino del mondo, Rizzi lascia la moglie Alberta e la figlia Benedetta, i cognati e i nipoti e molti amici. Dopo il rito funebre in San Barnaba, la salma proseguirà per il tempio crematorio di Borgo Angeli.
 

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