«La seconda ondata di Covid-19? A Mantova siamo preparati ma serve l’aiuto di tutti»

La dottoressa Consuelo Basili, direttore sanitario del presidio Carlo Poma

Il direttore di presidio fa il punto sulla pandemia: «In ripresa i casi sintomatici». L’età media dei ricoverati si è abbassata: in reparto anche pazienti 45enni. L'appello: «Stiamo preparando un piano d'azione, ma la gente deve stare in guardia»

MANTOVA. «Il trend è in leggero aumento ma la situazione è ancora sotto controllo. Certo in caso di nuova emergenza oggi l’ospedale è senza dubbio più preparato e organizzato rispetto ai mesi scorsi. In accordo con la Regione stiamo già predisponendo un piano organizzativo della rete ospedaliera che prevede dei passaggi definiti in base ai livelli di attenzione e al numero di accessi al pronto soccorso».

Quello che sarà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi nessuno lo sa di preciso e quindi nemmeno il direttore sanitario di presidio del Carlo Poma, Consuelo Basili, ha voglia di sbilanciarsi in previsioni sul futuro della pandemia da Covid-19.



Quello che è certo è che l’Asst di Mantova ormai da settimane sta lavorando a un piano d’azione e contrasto nel caso in cui si presenti una seconda grande ondata del temuto coronavirus.

Dottoressa Basili, qual è la situazione attuale dei ricoveri?

«Ad oggi abbiamo undici pazienti positivi ricoverati in Malattie Infettive, reparto nel quale per il momento abbiamo deciso di ospitare i Covid accertati e i pazienti con tampone negativo ma ad alto rischio clinico. I letti ricavati in reparto sono per positivi e per i cosiddetti grigi ad alto rischio. Attualmente tra gli undici positivi dieci hanno sintomi clinici da Covid, mentre uno non presenta sintomi clinici ma è stato ricoverato perché arrivato al pronto soccorso per un motivo di natura ortopedico è stato sottoposto a tampone ed è risultato positivo».

E i cosiddetti “grigi”?

«I grigi sono i pazienti in valutazione. Ad oggi ne abbiamo dodici a basso rischio senza polmonite ricoverati nel reparto ex Toraco-vascolare, e cinque ad alto rischio, perché hanno la polmonite pur avendo il tampone negativo. Questi ultimi sono ricoverati in Malattie Infettive in stanza singola. Negli ultimi giorni, visto l’andamento dei positivi, abbiamo deciso di ampliare la ricettività in Malattie Infettive aumentando via via i posti letto per positivi accertati e pazienti grigi da sei a diciotto. Fino all’ultima settimana di luglio non avevamo casi sintomatici, ma solo riscontri occasionali su pazienti che si erano recati al pronto soccorso per altri motivi».

E in Rianimazione?

«In Rianimazione abbiamo due pazienti, una donna italiana che vive all’estero, che non si sa dove abbia contratto il virus, e un uomo. Un altro paziente straniero è agli Infettivi dopo il rientro dalla Slovenia. Dei due in Rianimazione solo uno è ventilato meccanicamente. Il secondo lo abbiamo ospitato in questo reparto perché l’Utir, l’unità di terapia intensiva respiratoria, è ancora chiusa. Di tutti i pazienti che ho elencato solo quattro sono collegati al focolaio di Rodigo di fine luglio, gli altri hanno tutti una causa non nota».



Dottoressa, oggi 18 agosto che cosa ci dicono questi numeri?

«Ci dicono che il virus c’è e circola e che purtroppo la gente ha abbassato la guardia durante questo periodo estivo. La mascherina non tutti la indossano, soprattutto nei luoghi di vacanza, e c’è tanta circolazione in ingresso dall’estero. Ci dicono anche che la fascia di età dei contagiati si è ampliata. Oggi andiamo da 40 a 80 anni e quindi i colpiti non sono più solo gli anziani. Tra i ricoverati al Poma abbiamo persone del Settanta».

Che cosa raccomanda?

«Al di là dei soliti consigli relativi alla mascherina, al lavaggio delle mani e al distanziamento vorrei sottolineare l’importanza di venire in ospedale solo nei casi di reale necessità. E con questo voglio dire che accompagnatori e visitatori, qualora ovviamente sia possibile, non devono entrare in ospedale. Solo per minori, non autosufficienti o disabili è concesso l’accompagnatore. E le prestazioni ambulatoriali devono essere prenotate telefonicamente o via web. È di grande importanza limitare la circolazione delle persone nelle strutture sanitarie».

È vero che in queste ore c’è stato un incremento delle polmoniti?

«È vero, lunedì erano nove, oggi (martedì, ndr) al mattino ne abbiamo viste altre cinque. Attenzione, però, tra queste abbiamo registrato solo un positivo Covid-19. Il che significa che sono polmoniti di natura batterica, tra l’altro frequenti nel periodo estivo. In ogni caso l’attenzione resta alta perché per questo tipo di pazienti occorre fare il percorso Covid per poter eseguire una diagnosi differenziale. Per questo abbiamo chiesto un maggiore numero di tamponi veloci che danno risposte nel giro di 2-3 ore».

Quante persone ogni giorno vengono sottoposte a tampone?

«Nel nostro ospedale sono quasi un centinaio».

Come vi state organizzando per contrastare un’eventuale seconda grande ondata?

«Il nostro piano d’azione prevede un programma di interventi concordato con Regione e Ats. Noi dobbiamo gestire la rete ospedaliera, l’Ats il territorio, vale a dire prevenzione e diagnosi precoce per bloccare sul nascere la diffusione del contagio. Abbiamo già individuato un certo numero di posti letto da dedicare gradualmente al Covid per riuscire comunque a garantire l’attività programmata e non sospendere di nuovo quasi tutto come successo nei mesi scorsi. Prima andremo a saturare tutto il Malattie Infettive e poi in caso di bisogno identificheremo altri reparti da dedicare al Covid e alle aree grigie. A costo di ripetermi, siamo più preparati all’emergenza e ora sappiamo come, dove e quando aprire letti e reparti. È già tutto sulla carta e tutto pronto, comprese le apparecchiature necessarie, per le quali abbiamo ottenuto finanziamenti dalla Regione. C’è poi tutto il discorso della prevenzione e dell’attività extraospedaliera per bloccare sul nascere i focolai. Noi ce la mettiamo tutta, ma serve anche senso del dovere tra i cittadini per non contagiarsi».

Quanti posti letto avete a disposizione per la guerra al Covid-19?

«Posso solo dire che quando eravamo al picco dei ricoveri, intorno a marzo, siamo arrivati ad occupare 400 letti su quasi 600 in totale».

Tra poco arriverà anche l’influenza stagionale e allora sarà una lotta su due fronti...

«Proprio per evitare questo raccomando a tutti la vaccinazione, non solo le categorie a rischio. In ospedale ci stiamo già organizzando per promuovere percorsi per gli operatori in modo da superare la soglia del 50%».

E il vaccino per tutelarsi da Covid-19?

«Speriamo arrivi presto. Quello per l’influenza classica lo mettono a punto un anno per l’altro, ma qui partiamo da una base di conoscenza. Per il Covid-19 temo ci voglia più tempo».




 

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