Artigiani mantovani alla carica: «Servono più certezze e meno burocrazia»

Messaggio al governo: «Le piccole e medie imprese rappresentano il 90% dell’economia nazionale e questo ci dà il diritto a essere ascoltati da chi deve decidere»

MANTOVA. La tempesta fiscale, con le 246 scadenze concentrate in una manciata di giorni (200 addirittura il 20 agosto), è il sintomo di un malessere più largo e drammatico. La diagnosi? «Incertezza» concordano la direttrice della Cna, Elisa Rodighiero, e il presidente di Confartigianato, Lorenzo Capelli. Proprio ciò di cui le imprese avrebbero meno bisogno, alla rincorsa come sono di una prospettiva solida attorno a cui organizzare il futuro.

«L’anno scorso hanno rinviato le scadenze al 20 settembre per l’introduzione degli Isa, gli indici che hanno sostituito gli studi di settore, quest’anno, con una pandemia in corso, niente – osserva Rodighiero a proposito della tempesta fiscale – Qual è l’umore tra gli artigiani? A logorare è l’assenza di certezze. E il peggio arriverà in autunno». È d’accordo con lo sciopero dei commercialisti? «Sì, li capisco e condivido la protesta – risponde la direttrice della Cna – ma, come per la sovrapposizione delle scadenze, il problema è più largo. Ogni anno spuntano regole nuove, mentre vengono disattesi impegni sulla base dei quali un artigiano aveva deciso di fare, o non fare, un investimento».

«A preoccupare il nostro mondo è l’incertezza – conferma Capelli – Per programmare il futuro c’è bisogno del contrario, di certezze, soprattutto oggi che stiamo cercando di venir fuori dal lockdown, di affrancarci dalle sue conseguenze. Come se ne esce? Accanto a un intervento strutturale a supporto delle aziende che hanno conosciuto il dramma della chiusura, occorre mettere a frutto in modo corretto le risorse ottenute dal governo. L’occasione è unica, non si ripeterà in futuro».

Secondo il presidente di Confartigianato, la via corretta è quella che porta direttamente alle aziende. «Le piccole e medie imprese rappresentano il 90% dell’economia nazionale e questo ci dà il diritto ad essere ascoltati da chi deve decidere. Soltanto insieme potremo uscire da questa crisi feroce – scandisce – Le imprese che conosco sono disposte ad affrontare ancora dei sacrifici, ma hanno bisogno di riporre fiducia in chi ci governa». E poi c’è il tema dei giovani, già in affanno prima che esplodesse la pandemia, e adesso completamente disorientati: «Abbiamo bisogno della loro vivacità, sono il nostro futuro». Più certezze e meno burocrazia. 

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