La Provincia al comitato: «Il ponte sul Po è sicuro»

«Le prove di carico hanno dato esiti relativamente rassicuranti e saranno ripetute in aprile. Attendiamo l’esito dell’udienza per capire come procedere»

SAN BENEDETTO PO. Il comitato “Vogliamo il ponte” è preoccupato per le voci relative a problemi di sicurezza sul ponte a scavalco del Po, i cui lavori di riqualificazione sono fermi da mesi. Ma la Provincia, attraverso il portavoce della presidenza, Nicola Siliprandi, risponde ricordando che il manufatto, «pur nel contesto di un ponte vecchio e decisamente ammalorato», è costantemente monitorato da sensori che registrano movimenti e scostamenti. In più in aprile la Provincia «per garantire il massimo livello di tutela della sicurezza» nell’aprile scorso ha intrapreso un test di carico, «prova non più empirica, ma fisica, che ha dato esiti relativamente rassicuranti» e che «analoga prova sarà ripetuta nell’aprile del 2021».

Nella lettera, la Provincia approfitta dello scambio comunicativo per fare il punto della situazione.


Il contratto con la Toto costruzioni, la società che sta eseguendo il lavoro, «è figlio di una gara d’appalto bandita nel 2016, confermata nella sua validità dal Tar dopo il ricorso del secondo partecipante alla gara, e che nel corso degli anni ha portato a innumerevoli ritardi per esclusiva responsabilità dell’impresa appaltatrice». La Provincia, spiega la nota, ha dovuto più volte «supportare l’impresa nelle sue difficoltà». Dall’intervento, sfociato in azioni parlamentari nel 2018, per sbloccare i fondi ministeriali dovuti alla Toto, al farsi carico di «saldare direttamente i subappaltatori» rivalendosi poi sulla ditta per un rientro economico «ad oggi non ancora completato».

«Malgrado ben 13 ordini di servizio, di cui 11 per mancato rispetto dei cronoprogrammi presentati, la Provincia ha ritenuto di supportare l’impresa nelle sue difficoltà riammettendo sempre nei termini l’impresa, per non dover applicare penali che avrebbero compromesso il proseguimento dei lavori ed il ricorso alle vie legali. Scelta condivisa con gli amministratori del territorio, nella speranza che l’impresa si facesse carico di quanto promesso».

A quel punto la Provincia ha intravisto una soluzione, condivisa dall’azienda: «La possibilità di riallineare la fine dei lavori, comunque gravemente compromessi, attraverso il contratto integrativo relativo ai lavori di riqualificazione del viadotto golenale, fino alla lettera formale dell’impresa che si diceva pronta ad accettare il progetto del viadotto, impegno poi disatteso».

Dunque? Sempre per la Provincia, la ditta ha fermato i lavori «ben prima dell’emergenza Covid e senza alcun motivo»; ha quindi fatto la prima mossa legale, la citazione in giudizio per inadempienza, costringendo l’amministrazione provinciale «a dover intraprendere un’azione legale» «per obbligare l’impresa a riprendere il lavoro. Visto che «l’impresa appaltatrice è formalmente già in penale ed ha superato i 100 giorni dall’ordine di servizio di riprendere i lavori». E visto che sul punto del contendere, il valore della caserma dei carabinieri «riguarda l’ultima parte dei lavori e ci sarebbe stato tutto il tempo per valutare soluzioni possibili». —

fr.r.. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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