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Mantova, tutto quello che bisogna sapere per le elezioni 2020

Il 20 e 21 settembre la corsa alla poltrona di via Roma, il sindaco uscente Palazzi avrà sei sfidanti. Ecco le interviste agli aspiranti sindaci, i loro programmi completi e le liste dei candidati consiglieri

MANTOVA. Saranno sette i candidati alla poltrona di sindaco di Mantova nella tornata elettorale del prossimo 20 e 21 settembre. Il sindaco uscente Mattia Palazzi sarà sfidato da Stefano Rossi, Gloria Costani, Michele Annaloro, Cesare Battistelli, Roberto Biasotti e Giuliano Longfils. Ecco i loro programmi. Sotto le liste.

MATTIA PALAZZI

Rispetto a cinque anni fa si presenta con i capelli bianchi: «Segno dell’intenso lavoro svolto» dice Mattia Palazzi, sindaco uscente in corsa per il secondo mandato, sostenuto da un centrosinistra robusto. La chiusura della campagna sarà in piazza Virgiliana, oggi alle 20.30, con il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. L’intervista integrale è online sul sito, il canale YouTube e la pagina Facebook della Gazzetta.

Palazzi, perché si ricandida?

«Perché abbiamo un sacco di idee e progetti ancora da realizzare, non solo da finire. Dal Migliaretto al parco del Te, all’insediamento di nuove imprese nell’area logistica per dare lavoro, come abbiamo fatto con Rossetto, al potenziamento commerciale e turistico delle nostre idrovie. Mantova ha ancora tante sfide per essere europea. Cinque anni fa abbiamo ereditato una città immobile e sfiduciata, con una politica litigiosa, noi l’abbiamo rimessa in moto, con 400 cantieri e 139 milioni di euro di investimenti, 100 dei quali portati da fuori, contro i 39 della precedente amministrazione».

I suoi avversari l’accusano di aver pensato alle fioriere, all’immagine, più che ai problemi profondi della città. Cosa risponde?

«È una critica campata per aria, da parte di chi non sa cosa dire. In cinque anni abbiamo risolto problemi storici, abbiamo abbattuto magoni che giacevano da decenni e riqualificato intere parti di città, dai quartieri al centro. Tra un mese e mezzo partiranno i lavori al sottopasso della stazione ferroviaria, attesi da 40 anni, e ho firmato un accordo con Rfi al ministero per togliere tre passaggi a livello che circondano e limitano la città. Mantova è stato il primo e unico capoluogo d’Italia a rendere gratuiti gli asili nido. La città ha cambiato volto e non c’è mantovano che non lo riconosca».

È sereno rispetto all’esito delle elezioni?

«Sono molto sereno perché abbiamo dedicato ogni minuto del nostro tempo per la città, per incontrare i cittadini e trasformare le proposte e i bisogni in soluzioni. Mantova è migliorata da tutti i punti di vista, e vogliamo continuare a cambiarla».

Un’altra critica ricorrente è che fuori dal perimetro della maggioranza c’è stato poco coinvolgimento.

«Non è così. Quando governi una città come Mantova, la vera differenza la fa stare in mezzo alla gente. Ogni mese siamo andati in un quartiere diverso, abbiamo fatto oltre 70 assemblee pubbliche, più altri incontri singoli con i cittadini. E questo dà il segno di come per molti anni la città non sia stata ascoltata. Penso, ad esempio, alla riqualificazione di strada Spalti, a cui non si metteva mano dal 1950. L’ho sempre detto, la politica non si fa solo in consiglio comunale, bisogna conoscere la città, fare la fatica di andare a parlare con le persone, raccogliendo anche le critiche».

Tangenziale e autostrada Mantova-Cremona: cosa c’è ancora da dire?

«L’infrastruttura prioritaria è la chiusura del sistema delle tangenziali con l’asse sud. A realizzarlo dovrebbe essere Stradivaria, attuatore dell’autostrada Mantova-Cremona. Ma da 16 anni Regione Lombardia fa melina. E siccome ho l’impressione che l’autostrada non verrà mai realizzata, ho già fatto un accordo con Autobrennero: qualora la Regione scorporasse l’asse sud dalla Mantova-Cremona e ci desse i soldi per i lavori, anche Autobrennero interverrebbe con un cofinanziamento, collegando direttamente il casello. Tutto questo ha a che fare con la responsabilità politica di Regione Lombardia, ci dica sì o no».

Altro tema dibattuto: come si rivitalizza il commercio in centro storico?

«L’ho sempre detto e lo ripeto, il problema non sono i parcheggi, il settore del commercio è in crisi da almeno 10/15 anni. E dentro a questa crisi strutturale, aggravata dal Covid, ci sono elementi specifici di ogni singola città. Il primo tema generale e ineludibile è quello dell’e-commerce, anche a Mantova le realtà che resistono alla crisi, e aumentano i fatturati, hanno prodotti di fascia medio-alta e hanno sviluppato il canale parallelo. Un elemento specifico è quello del costo di locazione, affitti da 10/15mila euro al mese sono fuori mercato. E poi c’è il tema dell’attrattività, al quale stiamo lavorando con forza. Occorre riportare in centro gli uffici e i servizi trasferiti negli anni ’90. Anche per questo ci siamo posto il tema della sede Tea in vicolo Stretto».

Perché i mantovani dovrebbero sceglierla ancora?

«Perché abbiamo ancora un sacco di cose da fare per continuare a costruire una città giusta, moderna ed efficiente».

STEFANO ROSSI

Ha bruciato tutti sul tempo, annunciando la sua candidatura nel giugno del 2019. Su Facebook. E portando scompiglio nel centrodestra mantovano, che ha faticato a trovare l’intesa sul suo nome. Poi, a febbraio, sull’orlo della pandemia, anche Forza Italia si è allineata, e il civico-leghista Stefano Rossi è diventato il candidato ufficiale da opporre a Palazzi. Civico perché espressione della lista “Mantova Ideale”, leghista perché rivendica la sua sintonia con Salvini, atterrato in piazza Virgiliana per sostenerlo. Imprenditore nel settore della progettazione industriale, 54 anni a ottobre, Rossi parla già da sindaco: l’intervista integrale è online sul sito, il canale YouTube e la pagina Facebook della Gazzetta.

Rossi, come ha fatto a vincere le resistenze iniziali di Fratelli d’Italia e, soprattutto, di Forza Italia?

«Sono un cittadino che ha deciso di mettere a disposizione la propria esperienza per esprimere un’alternativa all’amministrazione attuale. È stato un percorso lungo e ho dovuto risolvere due problemi. Innanzitutto, ho dovuto farmi conoscere dalla città, se pensiamo al 2015, la mia amica Paola (Bulbarelli, ndr) aveva un cognome importante e una professione che le dava visibilità. Non sono un candidato dell’ultimo momento né calato dall’alto, e non ho mai avuto tessere. La Lega è stata la prima ad appoggiarmi, seguita da Fratelli d’Italia, e all’ultimo è arrivata Forza Italia. Ma la mia candidatura non è stata osteggiata, si è dibattuto sul programma. Con la mia pazienza e, grazie ai contenuti, sono riuscito a compattare il centrodestra, che ora si presenta più unito che mai con 128 candidati consiglieri».

Lei è molto severo con Palazzi, c’è almeno un risultato che gli riconosce?

«Al di là della dialettica politica, ho il massimo rispetto per chi ci mette la faccia e apprezzo il tono garbato di questa campagna. Da mantovano, però, non mi riconosco più in questa città, che non può permettersi altri 5 anni di ordinaria amministrazione. Detto questo, il poco fatto da Palazzi è stato comunicato bene».

Durante la campagna si è parlato poco di università e Mantova fatica a pensarsi come città universitaria. Lei cosa propone?

«Di implementare l’offerta, perché Mantova ha delle potenzialità enormi, dal punto di vista culturale e industriale, che potrebbero attrarre studenti e convincerli a restare anche dopo. Penso, ad esempio, al centro ricerche di Versalis».

Il lavoro è al primo punto del suo programma. Qual è la sua ricetta?

«Ha detto bene Mario Draghi, siamo in una situazione post bellica, servono capacità manageriali e un’idea di città. In centro si contano tantissime serrande abbassate e tanti appartamenti vuoti. Pensare che una catena come McDonald’s abbia chiuso è incredibile, significa che non c’è utenza. È necessario interrompere questo processo che sta svuotando la città. E poi abbiamo il caso di un imprenditore che, in una situazione di crisi profonda, porta a Mantova 250 milioni, ma dopo tre anni la sua fabbrica è ancora chiusa. Questo significa che qualcosa nell’iter autorizzativo non è andato, e noi vogliamo rendere la città attrattiva per le imprese».

Senza nulla togliere a McDonald’s, non crede che il centro dovrebbe ospitare attività più in sintonia con la sua identità?

«Il riferimento era all’utenza, se un grosso marchio se ne va dal centro, allora significa che, rispetto ad altre città, qualche problema di numeri c’è. Comunque, abbiamo idea di come fare bene per la valorizzazione dei nostri prodotti, tra i punti più apprezzati del programma c’è il mercato permanente di frutta e verdura in piazza delle Erbe».

Anche su Ztl e parcheggi avete una visione lontana da quella espressa dall’amministrazione Palazzi

«Il centro come isola pedonale va benissimo, ma in un momento di difficoltà non si può essere rigidi. È necessaria una certa flessibilità, almeno fino a quando tutti i parcheggi saranno noti e ben conosciuti. Come? Ad esempio con una Ztl flessibile, la sera dopo il lavoro per un paio d’ore, in modo da dare un po’ di vita al centro senza pregiudicare il desiderio di tranquillità dei residenti. Così come va eliminato il pagamento della sosta la domenica e nei festivi».

Rossi, perché i mantovani dovrebbero votarla?

«Perché sono uno di loro e sarò il sindaco di tutti. Perché mi piace parlare con le persone guardandole negli occhi, e in questi mesi si è rafforzata la consapevolezza che Mantova ha bisogno di 5 anni diversi, di passare da un’ordinaria amministrazione a una visione di città».

 

GLORIA COSTANI

Parte dall’ambiente l’impegno di Gloria Costani, medico di famiglia in pensione, candidata dalla civica Salute Ambiente Futuro (che nel 2011 la sostenne nella corsa per le provinciali) e dal Movimento 5 Stelle. Così dopo la frattura con la lista Mantova in Comune, laboratorio di una sinistra altra. Parte dall’ambiente, l’impegno di Costani, perché la politica, anche quella locale, esprime la nostra relazione con il mondo. L’intervista integrale è disponibile sul sito, il canale YouTube e la pagina Facebook della Gazzetta.

Costani, lei è l’unica donna candidata al governo della città. Come se lo spiega?

«Quello della rappresentanza femminile, in tutti i settori, è un problema italiano. I motivi sono diversi, in alcuni casi la responsabilità è anche nostra, di noi donne che non sappiamo imporci come vorremmo. A limitare l’espressione e la carriera è anche l’accudimento familiare. Così nel lavoro e pure in politica, anche se, molto spesso, sono le donne a proporsi ed esporsi nella difesa del territorio. Anche qui a Mantova tantissime mamme si sono impegnate nelle manifestazioni contro il progetto dell’inceneritore della cartiera. Diciamo che la rappresentanza non rispecchia l’impegno pratico».

Nel suo programma c’è un richiamo costante alla pandemia e all’orizzonte mutato dal virus. Perché?

«È impossibile non parlare diffusamente del coronavirus, che ha cambiato di molto le nostre prospettive di vita. Parliamoci chiaro, il Covid non è sparito e rimane nel nostro territorio. Vedremo come muoverci e agire dal punto di vista sanitario e sociale. Una pandemia da zoonosi (trasmessa dagli animali all’uomo, ndr) era stata pronostica negli anni passati e alla fine è arrivata. Non è chiaro quali siano state la cause scatenanti e non ci interessano le suggestioni che circolano, il nostro impegno traduce un ambientalismo scientifico. Certamente l’epidemia da Covid è legata anche ai cambiamenti ambientali e climatici, sui quali bisogna lavorare pure a livello locale. Si parte sempre dal piccolo per realizzare cambiamenti di mentalità ».

L’ambiente è la base su cui poggia il vostro programma. Come si declina questa attenzione nel governo di un comune?

«Il degrado del pianeta è la prima cosa da cui partire perché coinvolge tutti, qualunque sia l’appartenenza politica e la condizione sociale. Chiaramente, ne soffrono di più le persone fragili e quelle che vivono situazioni non felici. L’ambiente somma in sé tutte le dimensioni del nostro modo di vivere. Noi chiediamo che non ci siano insediamenti industriali impattanti, che aumentino e aggravino la situazione ambientale di Mantova. Dobbiamo volgere verso un’economia green, ma non di facciata. Attenzione, non siamo per i no e non siamo nati con il movimento contro l’inceneritore della cartiera. Il nostro impegno parte da molto prima».

A proposito di cartiera, voi rivendicate il merito di aver scongiurato la riaccensione dell’inceneritore, con una tecnologia altra e nuova rispetto al vecchio. Ma lo stesso merito se lo attribuisce il sindaco Palazzi. Come stanno le cose?

«Le cose stanno che se non ci fosse stato questo movimento forte di cittadini, che ha espresso la sua opinione ben valida, credo che il sindaco non si sarebbe mosso. Palazzi è intervenuto in base ai consensi che avrebbe perso, perché la trasversalità dell’opposizione all’inceneritore non poteva essere ignorata. Così il Comune si è allineato al nostro ricorso al Tar. Ma l’andazzo iniziale era quello di accettare un’impresa di questo genere, permettendo alla nuova proprietà di far finta di avviare un revamping dello stabilimento».

Connesso al problema dell’inquinamento c’è anche quello della mobilità. Cosa proponete?

«Mantova è una città piccola, in 20 minuti a piedi si va da piazza Sordello a Pradella. Dobbiamo cominciare anche noi cittadini a muoverci in modo diverso, le biciclette possono essere usate in tutte le stagioni, per spostarsi e andare al lavoro. Le ciclabili devono essere confortevoli e interconnesse. Va incentivato anche l’uso dei mezzi pubblici, capendo quanto inciderebbero delle corse gratuite nei momenti della giornata in cui i bus girano vuoti».

Costani, perché i mantovani dovrebbero votarla?

«Dovrebbero votare me e le persone che mi accompagnano perché la difesa dall’ambiente è la nostra priorità, e noi siamo gli unici che poniamo il tema in modo forte e deciso. Dovrebbero votarci per la nostra credibilità e perché la salute deve essere un diritto di tutti».

CESARE BATTISTELLI

Cesare Battistelli è il candidato sindaco di Rifondazione. Classe 1966, residente a Gazoldo degli Ippoliti, insegnante di storia e filosofia al Falcone di Asola, si è ritrovato in pista quasi a sorpresa. «Per più di un anno - spiega - abbiamo cercato un accordo con Potere operaio e gli ambientalisti della Costani. Partivamo da visioni diverse ma alla fine eravamo riusciti a metterci insieme. Poi purtroppo per questioni forse anche tattiche, forse anche per qualche incomprensione non si è arrivati alla candidatura della Costani, che ha fatto scelte che rispettiamo ma che non condividiamo. A quel punto eravamo scoraggiati. Abbiamo discusso un bel po’ e abbiamo deciso di presentarci».

Lei non è di Mantova. Quale crede possano essere i vantaggi e gli svantaggi di presentarsi in un Comune in cui non si abita?

«Mantova è la mia città, dove sono nato. Mantova la conosco e la vivo da sempre. Per molti elettori non abitarci è un problema, ma la bontà del nostro programma e il fatto che si è mantovani anche vivendo fuori città ci faranno fare scelte razionali».

In autunno la crisi economica potrebbe aggravarsi con la perdita di molti posti di lavoro che, inevitabilmente, avrebbe riflessi negativi sui consumi e sul commercio. Cosa potrebbe fare un sindaco per opporsi a questa situazione?

«Per far fronte alla crisi è fondamentale l’intervento dello Stato nella gestione dell’economia. Lo Stato deve aiutare i cittadini, la società a reagire ad un crisi economica che sembra dominare anche la politica. Un sindaco oggi deve essere capace di attivare tutte quelle possibilità che la Costituzione gli dà per dare una mano ai cittadini sempre più in difficoltà, anche ai piccoli imprenditori».

Se fosse sindaco, cosa farebbe come primo atto su questo fronte?

«Innanzittutto studierei la situazione. Poi agirei sulla tassazione per renderla più progressiva. E stimolerei il lavoro per lavorare di meno e lavorare tutti. Questo sollecitando le nostre partecipate, mettendo in discussione anche le scelte del governo nazionale e della Regione che limitano fortemente la possibilità di azione dei sindaci».

Come vede l’intervento dello Stato per il salvataggio della Corneliani?

«Positivamente quando lo Stato media ed è autonomo rispetto ai grandi imprenditori. Non sempre questo succede».

Tutti i candidati sindaci puntano a chiudere l’anello tangenziale della città o quanto meno ad allungare l’asse sud sino alla A22. Lei, invece, non ne parla. Di che infrastrutture ha bisogno Mantova?

«Prima serve uno studio approfondito che non c’è sui flussi di traffico e sulla viabilità lombarda. E anche sui costi e benefici della tangenziale est ma non dell’autostrada Mantova-Cremona, un’opera dannosa. E va tenuto conto che siamo in un territorio tra i più inquinati del mondo».

Mantova in 5 anni ha visto aprire tanti cantieri. Quali sono quelli che l’ha convinta e quelli no?

«Mi ha convinto la riqualificazione di piazza Alberti, non mi hanno convinto la scelta dell’Esselunga e l’impostazione che la giunta Palazzi vuole dare al parco del Te. Lo stadio? Lì dove si trova è il male minore».

Condivide le lamentele dei commercianti del centro storico che attribuiscono tutti i loro guai ad una città a loro dire inaccessibile?

«I negozi soffrono, ma la colpa è aver aperto centri commerciali fuori città».

Nei programmi dei candidati, e anche nel suo, ci sono richiami al benessere degli animali, Cosa ne pensa?

«Siamo animali anche noi, e anche gli animali devono avere i loro diritti».

La sinistra è sempre più in difficoltà nel suo rapporto con la casse operaia. Secondo lei perché?

«La classe operaia ha dimenticato cosa vuol dire essere solidale. E preferisce pensarsi come una piccola borghesia. Ci sono stati i nostri errori della vera sinistra alternativa al sistema, ma c’è anche la visione un po’ viziata di certi partiti come Pd e Italia Viva che non sono di sinistra e prendono i voti da gente di sinistra».

Alla fine, perché i mantovani dovrebbero votare per lei e per Rifondazione?

«Perché siamo la vera alternativa e coraggiosa. Siamo coscienti dei nostri mezzi e delle nostre difficoltà, anche perché sappiamo cosa vuol dire stare dalla parte dei deboli perché siamo discriminati anche noi. Cerchiamo un’alternativa di sistema che cominci dal basso».

MICHELE ANNALORO

Annaloro dopo aver annullato l'appuntamento per la sua intervista in diretta ha deciso di non partecipare al nostro confronto live. Per questo non trovate il suo video.

Una Mantova da 105mila abitanti per diventare più moderna e più coesa in vista dell’acuirsi della crisi economica causata dal Covid-19. È il sogno di Michele Annaloro, candidato sindaco della lista civica Grande Mantova che punta a fondere la città e i quattro Comuni dell’hinterland in un unico ente locale. Architetto, 61 anni, nello scorso mandato è stato capogruppo dei Cinque Stelle, in consiglio comunale, salvo poi abbandonare in polemica il movimento. Ha anche guidato la protesta contro l’inceneritore Pro-Gest.

La sua lista ha già il programma nel nome. Cosa è la Grande Mantova?

«È il disegno di legge di iniziativa popolare depositato in Regione che prevede la municipalità unica per Mantova, Borgo Virgilio, Curtatone, Porto Mantovano, Curtatone e San Giorgio Bigarello. Abbiamo studiato due anni e raccolto firme per altri sei mesi».

Come nasce la sua lista?

«Dalla consapevolezza che dopo la risposta negativa in Regione sia del centrodestra che del centrosinistra bisognava andare avanti. Il Pd che a livello locale esprime tre sindaci e il presidente della Provincia si è messo di traverso perché teme di perdere poltrone. Noi abbiamo una precisa strategia, di cui ancora non posso parlare, per arrivare al referendum che ci è stato negato».

Che vantaggi porterebbe il Comune unico?

«Nel nostro documento depositato in Regione parliamo di 18 buone ragioni per arrivare alla Grande Mantova. Porterà a risparmi della spesa pubblica. Per esempio, in base allo studio commissionato da Fondazione Bam nel 2013 e da noi attualizzato, si produrrebbero 30 milioni di risparmio all’anno sulla spesa corrente, oltre ai 2 milioni che arriverebbero dallo Stato come incentivo. Basti pensare che solo sul personale con il Comune unico ci sarebbe un risparmio del 3-8%. Si avrebbero servizi più efficienti: per esempio, si potrebbero ampliare i turni della polizia locale. E poi effetti positivi sul turismo e sulla coesione sociale, l’elemento che fa funzionare tutto. Con una città di oltre 100mila abitanti Mantova non correrebbe più il rischio di perdere lo status di capoluogo di provincia».

Il suo programma punta molto su un’economia sostenibile. Cosa intende?

«Il lavoro, lo sviluppo economico e l’ambiente sono la nostra massima preoccupazione. Noi proponiamo un ritorno all’economia reale: va valorizzata al massimo le imprese e le produzioni locali per mantenere sul territorio il valore prodotto. Puntiamo soprattutto sulle piccole e medie imprese e non sulle grandi industrie».

Con quali strumenti?

«Una moneta complementare, presente in tutte le nazioni europee. Una moneta che può circolare solo a livello locale, frutto di un accordo tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione che fanno rete. Funzionerebbe così: da ogni transazione con quella moneta il 3% viene dirottato in un fondo, gestito da un’associazione con la partecipazione delle istituzioni, che finanzierebbe piccole e medie imprese e associazioni di volontariato. Il 2% servirebbe, invece, a sostenere il sistema della moneta».

Cosa pensa dei 400 cantieri aperti dall’attuale amministrazione in cinque anni?

«Sono sempre stato molto critico perché le opere realizzate sono di bassissima qualità. Palazzi avrebbe potuto fermare il progetto della Domus di piazza Sordello, e non l’ha fatto. Mettere un ascensore in una torre medievale è pura follia, così come fare le due torri per ospitare gli ascensori tra la Ragione e il Podestà. Le panchine in piazza Alberti non hanno senso storico visto che lo spazio rinascimentale era concepito in un altro modo. Stesso discorso per il parco Te. Palazzi vuol far diventare Palazzo Te la Versailles mantovana, solo che la reggia francese è successiva. Quel progetto di parco è un’operazione cosmetica per nascondere lo stadio».

Che effetto le fa vedere l’M5S alleato della Costani?

«L’M5S è morto e sepolto, ora è solo un ologramma fatto per gestire il potere. E non si dica che i Cinque Stelle vanno con la Costani: nella mia lista c’è l’85% degli iscritti al movimento di Mantova e che l’hanno abbandonato, venti persone. E ricordo che io ero stato designato candidato sindaco dall’assemblea locale degli iscritti che aveva anche scelto la linea politica: dall’alto, però, hanno cambiato tutto».

Perché i mantovani dovrebbero votarla?

«Perché per noi la Grande Mantova è la riforma che consentirà di gestire e superare il momento di crisi attuale, che si aggraverà nel tempo, e di rilanciare il territorio con una maggior tutela dell’ambiente e della salute».

GIULIANO LONGFILS

Longfils corre contro tutti. «Mani libere e trasparenza». Ripete che ad allontanarsi da lui è stato il partito, e non il contrario. Così, a 77 anni, Giuliano Longfils, prof d’inglese in pensione, veterano del consiglio comunale con il gusto della parola e della politica arrembante, teatrale, gioca le sue carte da solo. Corre da sindaco sostenuto dalla lista civica “Mantova nel cuore”: il suo intervento apre la serie d’interviste che la Gazzetta dedica ai candidati alle elezioni del 20 e 21 settembre.

Longfils, perché la ritroviamo candidato sindaco di una civica e non in lista con Forza Italia?

«Perché, dopo anni, il partito si è allontanato da me, allora ho deciso di formare una lista civica di persone che non fossero obbligate da un richiamo del cosiddetto padrone. Quando faccio politica sono intransigente, l’amministratore deve rispondere agli interessi di tutti i cittadini».

Ha forse pagato la sua opposizione a suon di esposti contro Palazzi?

«Quando si vedono cose che non vanno bene dal punto di vista giuridico, ci sono due possibilità. La prima è fare mozioni, interrogazioni o qualsiasi altra cosa spetti a un consigliere comunale secondo il Testo unico degli enti locali. Ma le mie interrogazioni, insieme alle mozioni più pesanti, non hanno mai avuto risposta e l’accesso agli atti è sempre stato molto difficile, mi sono quindi trovato a fare degli esposti. Non si può tacere di fronte a una situazione critica, se questo ha disturbato i miei correligionari, pazienza per loro. Quando un pubblico ufficiale viene a conoscenza di una possibile ipotesi di reato, deve agire, altrimenti è omissione di atti d’ufficio. E poi ci sono altre due cose che non mi sono andate giù».

Quali?

«Abbiamo raccolto 5.700 firme per fare un referendum sulla Grande Mantova, che è imprescindibile per decollare. Ma a Milano mi hanno detto che 5.700 firme sono poche, quando la legge fissa il minimo a 5mila. Il dibattito è stato sul numero, non nel merito, la delusione è venuta da Forza Italia e dagli amici della Lega. E poi c’è anche la vicenda cartiera: quando Pro-Gest dice “ti tolgo l’inceneritore purché tu mi dia il raddoppio della potenza”, io questo lo chiamo ricatto».

Il primo punto del suo programma declina il rapporto tra salute e lavoro. Come si tengono insieme?

«Il lavoro si può costruire anche sulle fabbriche che ci sono adesso, che hanno una vetustà incredibile perché vengono dagli anni ’50 e ancora prima, come la cartiera. Il punto è che a questi grandi opifici abbiamo sempre applicato delle regole che non possono più essere contabilizzate all’interno della salubrità. I parametri blandi e larghi di una volta non hanno più valore, prima di tutto perché abbiamo capito che l’inquinamento, soprattutto quello aereo, porta malattie terribili come il Covid e molte altre ostruzioni di carattere polmonare e cardiaco. L’approccio deve essere ciò che in termini ampi è definita green economy, si devono eliminare i termocombustori per un sistema di economia circolare».

Alla trasparenza della macchina amministrativa lei dedica tre punti del suo programma. Perché tanta insistenza?

«Perché non ho mai visto uno scadimento della democrazia nell’ambito del consiglio comunale come nell’amministrazione di questi ultimi cinque anni».

Al di là delle questioni procedurali, qual è il suo giudizio sulle cose realizzate da Palazzi?

«L’essere dovrebbe venire prima dell’apparire, qui abbiamo visto il contrario. Sì, sono stati avviati diversi cantieri, ma si sono anche fermati, soprattutto quelli più importanti come Mantova Hub, dove il cimitero ebraico dovrà essere messo a prato e vitato. Al di là degli annunci, la qualità è mancata, mentre la quantità è abbondata quando c’era da dare soldo pubblico, con contributi alle associazioni amiche, nonostante qualcuna fosse in situazione debitoria. Rifare piazze, spostare mura trecentesche, come in piazzale Mondadori, tutto questo desiderio di novismo tanto per cambiare significa non rispettare il valore sacro umanistico della città».

Capitolo Ztl: lei propone di ridurre il costo dei pass e riaprire le vie Accademia e Cavour. In controtendenza rispetto alla politica delle auto fuori dal centro. Perché?

«Ormai la città è diventata blindata, l’unica entrata vera è rimasta piazza Sordello, e a me che ci abito la cosa non piace. Ma quando mai si vede una città decurtata di un braccio, di una porzione, con un sovraccarico dall’altra parte? Il ponticello di Fiera Catena non si doveva fare, perché ha seccato completamente un porto antichissimo, andava fatta la strada verso la diga. La Sovrintendenza ha sempre avuto delle remore, ma un sindaco testardo si fa valere, minaccia di chiudere con un’ordinanza via Trieste e corso Garibaldi, dove moltissima gente si è ammalata».

Longfils, perché i mantovani dovrebbero votarla?

«Perché ho in mente ancora moltissime cose da fare per la mia città. Mantova è nel mio cuore perché le voglio bene, ma di questo passo sarà un disastro».

ROBERTO BIASOTTI

Il candidato Roberto Biasotti la vede così: la città da amministrare è la donna che il sindaco dovrebbe corteggiare sempre. Troppo facile riempirla di fiori, invitarla a cena, accorgersi della messa in piega soltanto per il periodo della campagna elettorale. Il sindaco non dovrebbe mai smettere di ricoprire la sua città di attenzioni. E invece. Cinquantanove anni, formatore di strategie di comunicazione, poeta, autore teatrale, guardia zoofila, speaker radiofonico, Biasotti è il candidato della lista Viva Mantova, promossa da Sergio Olivieri, agente di polizia locale in pensione.

Biasotti, lei è originario di Savona e vive a Commessaggio, perché si candida a governare Mantova? Essere “forestiero” è un valore aggiunto o può rivelarsi un limite?

«Credo un valore aggiunto. Avendo vissuto in diverse città, anche d’Europa, come Basilea, Amsterdam e Parigi, oltre che a Roma, Milano, Napoli, ho maturato un’idea di città ideale. Mantova, comunque, l’ho vissuta e la conosco, ho lavorato a lungo per Radio Base e organizzato corsi di formazione. Certo, magari non conosco il dettaglio di quel tombino o una particolare situazione, ma una persona che viene dall’esterno può avere un occhio più mirato sui problemi. E noi siamo molto concreti».

Tra i primi punti del vostro programma c’è il lavoro, come pensate di svilupparlo?

«Si parla tanto di cultura a Mantova, ma se non ho in tasca 2 euro per comprarmi una birra, dove vado? A quale festival? Il problema è che anche a Mantova c’è un disagio pazzesco, e senza la possibilità di un miglioramento economico non c’è cultura che tenga, la stabilità lavorativa s’interseca con quella emotiva, solo così avrò voglia di andare a vedere una mostra. Cosa proponiamo? Di recuperare l’artigianato locale, la tradizione del vecchio ciabattino o dell’impagliatore di sedie da riproporre attraverso delle operazioni di co-working».

È a questo che dovrebbe servire la Scuola d’arte e mestieri che vorreste avviare?

«Sì, e anche all’integrazione di persone che vengono da altri paesi, e magari qui vivono di assistenzialismo. Noi daremmo loro l’opportunità di crescere ed essere collocati dentro un meccanismo sociale. Ad esempio, una persona che faceva il falegname in Tunisia potrebbe perfezionarsi e dedicarsi all’artigianato locale».

Un’altra proposta è quella di una rete tranviaria che attraversi la città. Davvero pensate sia realizzabile?

«Sì, la ritengo possibile. Le idee nascono da momenti di grande, o media, illuminazione. L’idea del tram è estremamente rivoluzionaria, oltre a ridurre l’inquinamento, potrebbe offrire l’occasione per riqualificare le strade e rilanciare l’immagine turistica di Mantova. Pensiamo a dei tram rétro, che, oltre a garantire fluidità al traffico, regalerebbe un’immagine diversa alla città».

Autostrada Mantova-Cremona e raddoppio della ferrovia fino a Codogno: cosa ne pensa?

«L’autostrada la sposerei a pieni voti, ma temo sia solo propaganda elettorale: verrà rispolverata tra cinque anni. Siamo più propensi al raddoppio del binario della Mantova-Milano, conosciamo la difficoltà dei pendolari e degli studenti, sappiamo della stazione vetusta con i suoi trenini della speranza. La stazione dovrebbe essere in tono con ciò che la città potrebbe rappresentare. Il problema è che Mantova esprime una dicotomia».

Quale contraddizione legge nel tessuto della città?

«Da un lato c’è la faccia bella, dell’arte e della cultura, dall’altro il disagio. L’altro giorno eravamo a Lunetta e sembrava di stare nelle banlieue degli anni ’90. Ecco perché insistiamo sulla Scuola d’arte e mestieri, per noi il modo migliore per far integrare le persone».

“Viva Mantova” promuove l’identità digitale ma si oppone al 5G, non crede sia una contraddizione?

«No. Noi siamo per il digitale ma siamo fermamente convinti che l'installazione della rete 5G sia estremamente dannosa per la salute cittadini. È vero, nulla è stato ancora testato, ma se prendo un litro di acido muriatico e lo butta su una camicia, non devo testare più di tanto. Il danno c’è. A mio avviso stiamo bene con il 4G. Anzi, forse è già troppo».

Biasotti, perché gli elettori dovrebbero votarla e votarvi?

«Innanzitutto perché lo slogan “Viva Mantova” è bellissimo. E poi perché siamo tra la gente, siamo concreti e non amiamo la “poltrolitica” e il politichese. Vogliamo che le persone ci votino per ciò che siamo, per l’anima e la motivazione che ci mettiamo».

A sostenerli 15 liste. Cinque sono quelle del centrosinistra che affiancheranno Palazzi. Quattro quelle del centrodestra a supporto della candidatura di Rossi. Due, tra cui il Movimento 5 Stelle, in favore di Gloria Costani. Una per il resto dei candidati. Eccole qui con tutti i candidati consiglieri.

LE LISTE