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Di giorno il marketing per Crédit Agricole,  di sera fa ridere i parigini con i suoi sketch

La storia di Roberta Cecchin: dopo il liceo Belfiore, Economia e commercio a Parma e poi un master 

MANTOVA. «Parigi città dell’amore romantico? Un’impostura. Per un’italiana over 45, venire a Parigi per trovare l’amore è come comprare una crema anti cellulite e sperare che faccia venire il didietro di Jennifer Lopez. È marketing». «Gli appartamenti francesi? Così piccoli che quando mamma è venuta a trovarmi mi ha detto: bello il tuo armadio». Con battute come queste, che smascherano i cliché e mettono alla berlina le abitudini nostre e dei cugini d’oltralpe, Roberta Cecchin, 48 anni di Mantova, da qualche mese fa sbellicare dalle risate i parigini. Di sera.

Di giorno, invece, mette a frutto gli anni di studio (dopo il Belfiore, Economia e commercio a Parma e poi un master in marketing internazionale) e si occupa di marketing per Crédit Agricole: segue sette Paesi, tra cui l’Italia. Non certo uno scherzo. Sul palco del “Point virgule", una sorta di Zelig francese, attivissimo e molto alla moda, Roberta è arrivata grazie alla scuola che tutt’ora frequenta, l’”École de one man show”, che da 25 anni sforna talenti comici. A Parigi il genere spopola: non è un caso che una delle interpreti più amate dal pubblico, Florence Foresti (alla quale Roberta, secondo molti amici francesi, assomiglierebbe) sia stata scelta per presentare la cerimonia dell’ultima edizione dei César, gli Oscar dei film transalpini.


I testi se li scrive da sola e la realtà è la sua fonte d’ispirazione. Tanto che lo spettacolo che sta preparando si chiama “Una Roberta a Parigi” (un assaggio sul suo profilo Instagram una_roberta_a_parigi). «Sono io stessa un personaggio - racconta - e in scena porto la mia vita a Parigi, con tutto quello che mi succede. Gli argomenti non sempre sono originali ma è originale il modo in cui li presento». A Parigi è arrivata sei anni fa con una missione internazionale di sei mesi per il suo gruppo bancario. Non se n’è più andata. E l’anno scorso, quando le hanno chiesto di tornare in Italia, ha rinunciato a un avanzamento di carriera pur di rimanere in Francia. «Mi manca il mio Paese, ma qui c’è una modalità di organizzazione del lavoro diversa, che consente un miglior equilibrio tra vita privata e professionale. E poi avere una passione è visto in modo positivo. Così come prendere un anno sabbatico o, per esempio, riconvertirsi». L’avventura da stand-up comedian è cominciata grazie a un incontro fortuito con un commediante al termine di una sua esibizione a teatro. Colpito dagli aneddoti di Roberta, l’ha convinta a scrivere. Era febbraio. A luglio, quando ha firmato il contratto per rimanere a lavorare in Francia, ha deciso di iscriversi alla scuola. A ottobre ha cominciato i corsi, con già due sfide in testa: partecipare allo spettacolo di fine anno ed essere selezionata per le esibizioni al Point Virgule.

Obiettivi raggiunti. «Ho scoperto di riuscire a scrivere bene questi sketch in francese. E pensare che quando sono arrivata in Francia il francese non lo parlavo nemmeno un po’. Al Point Virgule sono già passata quattro volte». A settembre il corso ricomincia, ma qualcuno ha già notato la verve di Roberta: il direttore artistico del Café Oscar, un comedy club, l’ha invitata a una serata. Per la prima dello spettacolo bisogna aspettare, invece, il prossimo aprile.

«Ho scritto cinque sketch, me ne mancano quattro. Ma ho già prenotato la sala per il 20 aprile». Cosa deve aspettarsi il pubblico? «Negli sketch che sto scrivendo ci sono, per esempio, le gaffe dovute alla lingua, i cliché francesi e italiani, le abitudini, o le cose che gli uomini francesi devono sapere delle donne italiane». L’argomento che strappa più risate è, però, il sesso. «Sì, ridono un sacco. In uno degli sketch racconto un episodio vero che mi è successo in ufficio col mio capo. Per colpa di una pronuncia sbagliata, gli ho detto che la notte prima avevo ballato tutta la notte su un pene». A parlare in pubblico, Roberta era già abituata: considerata un’esperta nel suo settore, parlava - e parla tuttora - a convegni importanti, oppure all’università, e da sempre usa l’ironia per tenere il ritmo e l’attenzione. «Però mai avrei immaginato di arrivare a fare questo, anche se la tendenza a dare spettacolo l’ho sempre avuta».

La “stand up comedy” potrebbe diventare un un lavoro? «Il mio lavoro attuale mi piace molto e non lo mollerei, ma perché no?». —


 

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