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«Negativa»: ma non è vero: all'ospedale di Mantova scatta l’allarme

Il caso nella notte tra sabato e domenica al pronto soccorso non-covid. Sanificati gli ambienti, avvisati i soccorritori e i medici: scatta una denuncia

MANTOVA. Nella notte tra sabato e 29 agosto e domenica è scattato l’allarme al pronto soccorso “ordinario”, quello no-covid. Un allarme che ora potrà avere ripercussioni penali da un lato e sanitarie dall’altro perché andranno attivate le reti di controllo e monitoraggio che normalmente sono destinate ai focolai.

Da fonti vicine alle forze dell’ordine si è infatti appreso che nella notte è arrivata al pronto soccorso del Carlo Poma una donna che aveva subito percosse dal vicino di casa e presentava lievi escoriazioni. È stata fatta una visita e sono state eseguite le indagini diagnostiche.


Ai medici che l’hanno visitata la donna ha riferito, tramite il marito (lei non parla correttamente l’italiano) di essere negativa al Covid in seguito ad un recente tampone. Anche per questa ragione, la donna è stata accolta in quella che i sanitari hanno ribattezzato “la zona pulita”, quella in cui non ci sono pazienti contagiati: una zona in cui la prevenzione è di livello diverso rispetto alle aree-covid. Analizzando attentamente la documentazione sanitaria della donna, però, è venuto a galla che le era appena stato notificato un tampone positivo. In particolare, la donna aveva fatto un tampone a metà del mese ed era positivo; poi ha fatto un nuovo tampone di controllo qualche giorno dopo ed era negativo; quindi l’ultimo tampone di alcuni giorni prima, di nuovo positivo.

Per poter uscire dall’isolamento dopo un tampone positivo occorrono due tamponi negativi. La donna, quindi, avrebbe dovuto stare a casa in quarantena e riferire ai sanitari la propria positività. In questo modo sarebbe stata accolta al pronto soccorso covid, non certo in quello “pulito”.

Sta di fatto che la notizia è stata subito trasmessa alla direzione sanitaria, sono stati allertati i soccorritori che l’avevano trasportata in ambulanza ed il personale che l’aveva accolta. A questo punto, essendo stata la donna in attesa al pronto soccorso, sarà necessario valutare anche la possibilità di contattare tutti i pazienti che erano nelle stesse stanze e negli stessi corridoi.

L’altra cosa fatta, nelle ore seguite ai momenti concitati seguiti alla scoperta della positività della donna, è stata la completa sanificazione di tutti gli ambienti dove la paziente è stazionata o transitata, con conseguente necessaria interruzione del servizio.

Anche per questa ragione, oltre che per aver taciuto la sua reale condizione sanitaria, è molto probabile che nei confronti della donna scatti un’azione penale. L’episodio del Poma serve anche a richiamare il senso di responsabilità nei confronti del personale sanitario, già sottoposto ad enormi pressioni e gravi rischi.

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