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Il batterio killer all'ospedale di Verona: «Bugie su quello che accadeva, lotterò sempre per mia figlia»

Mamma coraggio, Elisa Bettini di Roverbella mercoledì è stata sentita dalla procura di Verona: «Si deve sapere: c’è rischio di perdere un figlio dove lo devono curare»

ROVERBELLA. È stata sentita dalla Procura veronese Elisa Bettini, la mamma di 36 anni la cui unica figlia Alice è morta il 16 agosto scorso a 5 mesi d’età dopo essere stata contagiata da Citrobacter all’Ospedale della Donna e del Bambino a Verona.

Dopo di lei sfileranno le testimoni di questa tragedia assurda che ha visto 91 bambini infettati, dei quali 9 con lesioni cerebrali permanenti e 4 morti a causa, secondo la relazione della Commissione ispettiva di esperti, di una contaminazione diffusasi attraverso l’acqua di un rubinetto per riempire i biberon. «Sono ancora in ospedale - ha detto ieri la donna raggiunta al cellulare - Quello che è successo non deve più accadere. Ci hanno nascosto la verità, minimizzando, dicendo che esageravamo. La mia piccola è nata a marzo prematura, ma in ospedale la dovevano curare e invece lì si è infettata».

Trasferita con il marito a Roverbella alla fine del 2019, la donna oggi è determinata a proseguire con le altre mamme la battaglia. «Che abbiano riaperto il punto nascite dopo la sanificazione mi fa rabbia - dice -. Certo in generale è una bella cosa. Ma con noi non sono stati corretti, anche la relazione lo dice. È mancata la trasparenza. Per questo c’è ancora il rischio che accada che in un luogo dove un bimbo deve essere curato, si ammala». La relazione segnala che i rubinetti antibatterici sono stati installati solo nel luglio scorso, dopo 3 decessi, puntando il dito sulla «sostanziale carenza di cultura infettivologica».

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