Da fedeli a operai durante la pandemia. Croce, dipinti e vetri: la chiesetta risplende

La gente di Sacca di Goito ha sfruttato il lento ritmo post lockdown per sistemare l’edificio religioso inaugurato nel 1968 

GOITO. Chiesa ma pure un po’ tempio, punto di riferimento e vanto della comunità. Un piccolo tesoro da custodire e accudire, se serve anche sporcandosi le mani. La chiesetta di Sacca dedicata alla Beata Vergine Maria dei miracoli, edificata intorno al 1967 dalla famiglia Galtrucco (ricchi proprietari terrieri) e successivamente donata alla popolazione locale, nelle ultime settimane è stata oggetto delle amorevoli cure dei fedeli che hanno approfittato del ritmo lento della vita post lockdown per ridare lustro a pareti, vetri e alla croce in ferro conservata dell’edificio religioso.



Nella frazione di Goito vivono circa duecento persone e buona da parte di loro ha contribuito in varie forme all’operazione di restyling. «Il primo sacerdote di questa chiesa, sorta dove un tempo c’erano una stalla e un fienile – spiegano gli abitanti – è stato don Giancarlo Fiorito (scomparso nel 2012, ndr) che di fatto l’ha inaugurata. Ed è stato proprio allora, nel 1968, che è stata esposta la croce in ferro, impreziosita da vetri colorati donati dai fedeli».

Qualche anno dopo, però, con la partenza di don Fiorito, i lavori che avrebbero dovuto completare la chiesetta di fatto si fermarono, anche a causa della mancanza di fondi.

«Durante le settimane più difficili della pandemia – dicono ancora i cittadini della frazione – abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e, grazie al contributo di tutti sia economico che in termini di impegno manuale, siamo riusciti a terminare quegli interventi di cui la chiesetta aveva bisogno».

I visitatori ora sono accolti da una lunetta dai colori accesi in cui è ritratta Maria Bambina, opera firmata dalla madonnara Luna Cauzzi, e dalla scritta Deus charitas est. L’inaugurazione è avvenuta ieri, una data non casuale visto che l’8 settembre ricorre proprio la festa di Maria Bambina. È stata una giornata di festa durante la quale in qualche modo ci si è messi alle spalle il periodo più duro della pandemia: l’inizio della nuova vita della chiesetta è la metafora di una piccola comunità che riparte dopo la grande paura, ben ancorata al suo passato e alle tradizioni, a quella fede semplice e luminosa tanto simile ai vetri colorati incastonati nella croce in ferro che domina la casa del Signore.

Nel pomeriggio di ieri c’è stato spazio per la messa e per un rinfresco, due momenti diversi ma allo stesso tempo vissuti con l’identica voglia di essere comunità. Tutti insieme, adulti e bambini, credenti, praticanti, famiglie al completo, amici: il denominatore comune è la voglia di ripartire.

«Siamo soddisfatti del lavoro che abbiamo portato a termine – commentano alcuni abitanti di Sacca – per noi era importante fare del nostro meglio e impegnarci per questo edificio a cui teniamo molto e che sentiamo nostro». —

Vincenzo Corrado

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