«Io mamma-maestra costretta a rinunciare al posto»

Nelle parole di una 49enne con tre figli la rabbia e la delusione per il “ruolo” a 130 chilometri da casa. Mi hanno detto: o l’uovo o la gallina 

MANTOVA.  «Non si può avere l’uovo e la gallina!». Proprio questo mi sono sentita rispondere dalla dirigente dell’Istituto cui ero stata assegnata, in provincia di Lodi, a 130 chilometri da casa, quando le ho esposto che, avendo tre figli, era troppo complicato trasferirmi là per tutta la settimana.

Tutto è cominciato nel febbraio del 2012, quando, dopo la fine dell’ennesimo travagliato rapporto di lavoro, ho deciso, quarantunenne e con tre figli piccoli, di rimettermi in discussione, di riscrivermi all’università, perché una laurea in tasca già l’avevo, di investire sulla formazione per entrare nel mondo della scuola con le credenziali adeguate e di percorrere tutte le tappe giustamente necessarie per diventare una maestra, preparata e, un giorno, di ruolo. Dopo la laurea, conseguita con la fatica di chi deve tenere metà cervello sui libri e l’altra metà sulla famiglia, e cinque anni di supplenze, nel giugno 2018 ho sostenuto a Milano il concorso finalizzato alla tanto desiderata stabilizzazione, passando con un punteggio rispettoso ed assicurandomi un buon posizionamento nella graduatoria. Certo sapevo che il concorso era regionale, che avrei potuto essere dirottata su qualsiasi provincia della Lombardia, sapevo che avere tre figli non comportava alcuna agevolazione sull’assegnazione della provincia, sapevo che la rinuncia all’assegnazione mi sarebbe costata, come un reato penale, l’esclusione per sempre dalle graduatorie, sapevo…


Finché un giorno, precisamente martedì 18 agosto 2020, alle ore 21, il Miur mi ha inviato la mail di assegnazione della provincia di immissione in ruolo: Lodi, a 130 chilometri da casa.

La corsa ai sindacati per avere un quadro completo delle strategie e delle possibilità che mi rimanevano per chiedere un’assegnazione provvisoria e quindi un avvicinamento, la tempesta di squilli senza risposta ai vari uffici scolastici regionali e provinciali, l’assistere impotente e sgomenta alla riapertura delle graduatorie con l’assegnazione di posti a Mantova a colleghe con centinaia di punti in meno di me… si è conclusa il 31 agosto, ultimo giorno utile per prendere una decisione, quando ai numerosi solleciti, preghiere, suppliche in merito alla mia richiesta di assegnazione provvisoria, è arrivato dall’Ufficio scolastico regionale il verdetto finale, inappellabile: “da quest'anno, sono escluse tutte le forme di possibile assegnazione dei neoimmessi in ruolo a sede diversa da quella di titolarità per un quinquennio, sulla base dell'art. 399, c. 3, del dlgsl 297/94”.

La sottoscritta, a quarantanove anni, con due lauree in tasca e tre figli deve scegliere: o il ruolo o la famiglia, non può pretendere l’uovo e la gallina!

E così ho scelto le mie tre uova: dopo soli quattro giorni dalla notifica del Miur dell’avvenuta immissione in ruolo, ho inviato la raccomandata di rinuncia al ruolo, bagnata… del sudore del mio lavoro sprecato e umiliato e delle lacrime per l’ingiusto e assurdo sistema di reclutamento scolastico che solo a parole premia il merito, ma che è retto dalla ruota della fortuna, tanto cieca quanto spietata e che ha messo la parola fine o meglio “cancellazione dal sistema informatico del Miur” ad un percorso tanto faticosamente costruito, lasciandomi il biglietto da visita: precaria a vita! —

D.B

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Video del giorno

Assemblea alla Canottieri Mincio: c'è il quorum, il circolo verso la salvezza

La guida allo shopping del Gruppo Gedi