Poma, 26 i ricoverati positivi. Solo due sono in rianimazione

Stradoni: degenze lunghe perché il virus si associa ad altre patologie, pronti ad aprire altri spazi



MANTOVA. Aumenta il numero dei positivi nel Mantovano, ma i ricoveri in ospedale si mantengono abbondantemente al di sotto del livello guardia raggiunto, invece, nei tragici mesi di marzo e aprile scorsi. Ad oggi all’ospedale Carlo Poma di Mantova, l’unico Covid in tutta la provincia (nell’ex presidio di Viadana c’è una degenza di sorveglianza per le persone positive ma che stanno bene), si trovano ricoverate 26 persone contagiate dal Covid: 22 sono nel reparto di malattie infettive; altre due sono in osservazione al pronto soccorso, mentre altre due sono in terapia intensiva, «positive al virus ma con altre patologie che richiedono lunghi ricoveri, la nuova situazione che dobbiamo affrontare» spiega il direttore generale dell’Asst Raffaello Stradoni.


«Dai dati epidemiologici - afferma - il numero dei positivi è leggermente aumentato a causa prima dei due focolai riscontrati a Rodigo e a Viadana e circoscritti bene da Ats, e adesso per i rientri dalle ferie e dei lavoratori da altri paesi stranieri, come avviene in tutt’Italia. Qualche positivo in più c’è anche qui, tanto che oggi (ieri, ndr.) al Poma ne abbiamo riscontrati sei, di cui solo uno trattenuto in pronto soccorso, mentre gli altri cinque sono stati posti in isolamento a domicilio. Generalmente, si tratta di situazioni tranquille».

Il problema è che su «cento casi, 90 stanno a casa ma dieci vengono ricoverati in ospedale. Purtroppo - spiega il direttore generale - la positività in un soggetto particolarmente malato e bisognoso di terapia intensiva è lunga; la degenza, infatti, può prolungarsi sino a due, tre, quattro settimane, e spesso si tratta di soggetti che hanno una positività che possiamo definire tranquilla ma che devono essere seguiti anche per altre malattie». I ricoveri per Covid-19, dunque, in questo periodo sono sporadici, «e vengono finora assorbiti nell’ambito della nostra capienza; però, visto che durano tanto siamo vicini alla soglia massima».

Per questo l’Asst di Mantova ha predisposto un programma di area per cui «al raggiungimento di una certa soglia, siamo pronti ad ovviare con l’apertura di altri spazi. Fino ad oggi - spiega Stradoni - ci siamo orientati il più possibile per trattare le persone non Covid, adesso abbiamo aperto due fronti: quello delle patologie normali e quello del Covid. E non è semplicissimo - avverte il direttore generale - Infatti, stiamo ragionando su cosa fare per risolvere eventuali problemi che dovessero presentarsi».

Il fatto che il virus continui a circolare trasformando la pandemia in endemia, provoca problemi organizzativi all’Asst, «ci costringe - dice il direttore - a tenere separati i percorsi al pronto soccorso, approntandone uno pulito e uno per il Covid. Stesso discorso per le situazioni di emergenza, con il paziente Covid che va trattato solo come tale in rianimazione, in sala operatorie, in sala parto».

Ecco perché Stradoni insiste sull’appello, rivolto a tutti, di rispettare le misure che consentono di contrastare un virus che circola sotto traccia ma che è pronto ad esplodere: «Evitiamo attività che provochino assembramenti come feste, aperitivi, balli, laviamoci le mani e indossiamo la mascherina».
 

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