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Mantova, spiraglio per i pazienti delle cliniche Dentix: saranno curati altrove

Le finanziarie coinvolte propongono due vie d’uscita. Federconsumatori: «Ma basta pagamenti anticipati»

MANTOVA. Non è ancora un sorriso, ma la smorfia di rabbia sulla bocca dei pazienti Dentix può finalmente rilassarsi. Almeno un po’, diluendo lo sconforto nella prospettiva di una soluzione che promette di riavviare le cure sospese. O salvare i soldi

Così grazie all’intesa raggiunta con le società finanziarie coinvolte nel pasticcio della catena di cliniche low cost, mai ripartita dopo il lockdown e adesso appesa alla richiesta di concordato preventivo (in continuità) presentata al Tribunale di Milano. A restarci sotto sono stati i clienti interrotti, gente con i ferri in bocca, ingabbiata da protesi provvisorie, costretta a pagare le rate di finanziamenti per operazioni ancora da concludere. In qualche caso pure da cominciare. A raccontare degli ultimi sviluppi è la vicepresidente di Federconsumatori Mantova, Anna Dalcore, pensionata e volontaria dell’associazione che, nel perimetro della Cgil, si occupa di tutele individuali.



Il primo passo formale, a difesa dei cento e passa pazienti che si sono rivolti a Federconsumatori (3357126602) è stato quello della “diffida ad adempiere”, attraverso cui si è intimato a Dentix di onorare l’impegno con i singoli clienti entro quindici giorni, scaduti i quali il contratto era da considerarsi sciolto. Al pari dei finanziamenti stipulati con le società indicate dalla stessa Dentix. Peccato che le società in questione si siano opposte, «minacciando anche l’iscrizione al Crif» riferisce Dalcore.

Dietro l’acronimo spigoloso si cela la famigerata Centrale rischi finanziari: chi finisce nelle sue maglie può dire addio a mutui, prestiti, finanziamenti. È nella lista nera. Una minaccia spuntata – rileva Federconsumatori – perché il pasticcio Dentix configura un chiaro caso di inadempienza contrattuale, ma brandita per spaventare e scoraggiare. Talmente spuntata, la minaccia, che alla fine quattro delle sei finanziarie a cui Dentix si appoggiava hanno deciso di cambiare strategia. Due le alternative proposte.



La soluzione numero uno prevede che i pazienti interrotti si sottopongano a una visita in un centro dentistico indicato dalla stessa finanziaria (al prezzo di 30 euro), in modo che uno specialista verifichi lo stato della bocca e l’avanzamento dei lavori. Al relativo certificato va quindi allegato il preventivo di Dentix: a questo punto, con il benestare della finanziaria, il paziente può decidere di bloccare definitivamente il pagamento o usare il prestito per continuare le cure nel centro dentistico dove ha fatto la visita. Soluzione ragionevole – riconosce Federconsumatori – a meno che non ci sia di mezzo un danno biologico, allora la strada da percorrere è un’altra.

La soluzione numero due prevede che il paziente si rivolga a un suo dentista di fiducia per ottenere lo stesso certificato di cui sopra, da allegare al preventivo Dentix e consegnare alla finanziaria: in questo caso l’unico epilogo possibile è il blocco delle rate e l’estinzione del finanziamento. Sempre che non ci siano danni di cui pretendere il risarcimento. Altro caso ancora è quello di chi ha già pagato per interventi mai iniziati, e deve quindi recuperare i suoi soldi.



Tutto bene ciò che finisce bene (o quasi), quindi? Sì e no: «La lezione che la politica deve trarre dal caso Dentix è che il meccanismo del pagamento anticipato deve essere normato – scandisce Dalcore – è necessario prevedere dei pagamenti a step, vincolati all’avanzamento del lavoro da effettuare, non è pensabile che la finanziaria dia alla clinica tutti i soldi subito. Chi sono questi pazienti beffati? Parecchi pensionati, lavoratori dipendenti, qualche raro piccolo imprenditore e tante badanti». Il popolo del sorriso interrotto. —


 

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