Scarichi rossi finiti nel lago, la Cartiera patteggia e paga

E per gli abusi edilizi contestati alla società udienza fissata in tribunale l’8 ottobre. Restano sequestrate 100mila tonnellate di carta: andranno smaltite come rifiuti 

MANTOVA. Altro importante passo avanti ieri mattina in ordine alla complessa vicenda giudiziaria della cartiera Pro Gest. Il giudice per le indagini preliminari Matteo Grimaldi ha emesso due sentenze di patteggiamento per lo scarico di percolato di colore rosso nelle acque del lago. Pena di tre mesi e sedici giorni al direttore tecnico Stefano Lucchi, convertiti in una sanzione pecuniaria di 27mila euro.

«Si tratta di un reato residuo rispetto alla contestazione originaria – commenta il procuratore speciale di Progest, Carmine Damiano – quindi un fatto puramente colposo, dovuto al percolato delle discariche ereditate dalla ex Cartiera Burgo». Ha patteggiato anche la società cartiera con una pena pecuniaria di 22mila euro per non aver adottato inizialmente un idoneo modello di organizzazione, previsto dal decreto legislativo 231 del 2001 (ad oggi invece è pienamente operante). «A tal proposito – chiarisce Damiano, la società ha già nominato un organismo di vigilanza per evitare il ripetersi di tali fatti».

Per quanto riguarda gli abusi edilizi contestati alla Cartiera è già stata fissata un’udienza l’8 ottobre. «Arriveremo all’udienza con l’elenco degli abusi contestati, già tutti sanati».

La contestazione penale di un abuso edilizio una volta sanato è molto attenuata, così come le responsabilità. E non ci sarebbe quindi alcun rischio di demolizione.

Rimangono invece ancora sotto sequestro le balle di carta, per un peso di 100mila tonnellate. Dovranno essere smaltite: non come carta ma come rifiuto (di fatto nelle balle di carta da macero, importate dagli Usa, la guardia di finanza aveva trovato di tutto, dalla plastica ad apparecchiature elettriche). «La cartaccia – chiarisce Damiano – è stata coperta e sarà smaltita in stabilimento. A quel punto il reato si estinguerà con una oblazione».

L’indagine sulla Pro Gest ha sviscerato problematiche di natura penale e ambientale emerse nel corso di mesi d’inchiesta. Un lavoro corposo, seguito dal procuratore Manuela Fasolato. Il procedimento era iniziato nel 2016 con l’ipotesi di abuso d’ufficio per due dirigente della Provincia. Nell’inchiesta anche i vertici aziendali. Da quell’anno sono stati fatti verifiche, acquisizioni documentali e interrogatori.

All’esito di tutti gli accertamenti, avvenuti anche con il controllo dei server da parte della Digos, non è emersa alcuna responsabilità, in poche parole nessuna collusione tra i funzionari pubblici e l’azienda. Poi, nel luglio di quest’anno, con l’archiviazione di tutte le contestazioni nei confronti del presidente del Gruppo Bruno Zago, è emersa la sua estraneità alle vicende penalmente perseguibili. 


 

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