«E il bambino a chi lo lascio?»: a Mantova genitori in ansia da quarantena

Niente isolamento per mamma e papà: il caso Strozzi moltiplica gli interrogativi. La legge prevede smart working e congedi straordinari ma solo fino a dicembre

MANTOVA. «Contatti di contatto di caso accertato». È questa formula a precipitare i genitori nello sconforto: e ora che si fa? Ansie e interrogativi si moltiplicano dopo il caso del bambino della materna Strozzi positivo al Covid, e al conseguente isolamento domiciliare dei suoi tredici compagni. Per due settimane. Mamma e papà? Niente quarantena per loro, perché contatti di contatto di caso accertato. Contatti indiretti. Eccolo, lo sconforto, per le famiglie nelle quali lavorano entrambi i genitori.



«E il bambino a chi lo lascio?». Non ai nonni, col rischio di farli ammalare. Alla babysitter? Trovane una disposta a sfidare il virus, ché il piccolo potrebbe essere asintomatico: in assenza di febbre o tosse, il tampone è previsto solo al termine dell’isolamento, prima del ritorno a scuola. E se pure una babysitter si trovasse, chi se la prende la responsabilità di esporre una persona alla minaccia del contagio? I dubbi tormentano anche i genitori altri, quelli che potrebbero trovarsi nelle stesse condizioni della materna Strozzi e già tremano all’idea.

Una rete normativa c’è, ed è quella offerta dal decreto legge numero 111 dell’8 settembre. All’articolo 5 si riconosce al genitore lavoratore il diritto allo smart working «per tutto o parte del periodo corrispondente alla durata della quarantena del figlio convivente». Nel caso in cui il tipo di lavoro non si prestasse alla modalità smart da casa – capita se fa l’operaia o il commesso, ad esempio – uno dei due genitori, «alternativamente all’altro», può ricorrere al congedo straordinario (al 50% della retribuzione). Così fino al 31 dicembre 2020, sempre che non si sfori il limite di 50 milioni di euro per i congedi. Insomma, la rete c’è, ma appare fragile, a maglie troppo larghe rispetto all’incertezza dei tempi. E l’affanno dei genitori di figli in quarantena è il sintomo di un malessere più grande.

«I comitati aziendali per l’applicazione dei protocolli per la sicurezza potrebbero essere il luogo adatto per discutere di situazioni ad hoc e adottare misure individuali – interviene il segretario provinciale della Cgil, Daniele Soffiati – peccato che si siano costituiti in poche realtà». E peccato che la linea del futuro s’interrompa con il 2020, quando scadranno ammortizzatori e blocco dei licenziamenti. «Da mesi chiediamo una riforma strutturale degli ammortizzatori sociali – torna alla carica Soffiati – una riforma che contempli tutte le casistiche, tenendo conto anche delle necessità dei genitori. Già nei rinnovi dei contratti nazionali, che attualmente interessano 13 milioni di lavoratori, si potrebbero rimodulare istituti quali ferie e permessi». Confindustria? Non sembra molto per la quale. Proprio per niente.

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