Il comitato per il no: tagliata la democrazia rappresentativa

MANTOVA. Il no ha le facce deluse di Marco Rossi, segretario di Potere al popolo, di Luca Malavasi, sindaco di Quistello e di Candido Roveda, esponente del Pd. Sono tre dei portavoce del Comitato del no che in questa campagna referendaria hanno cercato di riequilibrare una partita persa in partenza. «Il no, però, non può cantare vittoria – mette in chiaro Rossi – Se i sondaggi dicevano che avrebbero vinto i sì con il 90%, abbiamo dimostrato di aver saputo recuperare. Abbiamo fatto una rimonta in condizioni incredibili: in televisione, sulla Rai, non si è mai parlato del referendum. Il 30% significa che i no non possono esser trascurati e che bisognerà lavorare fin da subito affinché questa mutilazione fatta alla Costituzione faccia meno danni del necessario».

Bisognerà, quindi, andare avanti con le riforme: «La prima da fare – spiega Rossi – è la legge elettorale proporzionale con sbarramento minimo all’1-2% e, soprattutto, che si mettano in piedi altre forme di partecipazione: ad esempio, bisognerebbe far ritornare le Province a quello che erano prima della legge Delrio». Anche per Malavasi «si tratta di un risultato atteso. L’importante – specifica il primo cittadino quistellese – è che inizi il periodo di riforme per riuscire nell’intento proposto dal referendum di velocizzare gli iter amministrativi». Anche Malavasi ritiene che, a questo punto, «il nostro no pesi molto. Questa è una riforma incompiuta. Ora serve dare concretezza. Mettiamoci, dunque, al lavoro per andare avanti con il lavoro di riforma».

«Anche per me il risultato era scontato, anche se il no avrebbe potuto avere qualche punto in più – commenta Roveda – Sappiamo che la gente quando deve dare addosso ai politici lo fa di gusto, senza entrare nel merito. È, insomma, l’ennesima situazione in cui il populismo e la demagogia prendono il sopravvento sulla razionalità». Passa, poi, ad esaminare la situazione nel Pd: «Il Pd e altri partiti hanno dovuto dire sì non per coerenza ma perché c’era da tenere saldato il governo. Le contraddizioni nel Pd c’erano, ci sono e ci saranno – constata – Vediamo adesso se con una legge elettorale nuova si possa attenuare questo taglio alla democrazia rappresentativa troppo forte». — Sa.Mor.

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