Cuore matto: per 500 pazienti di Mantova ora il monitoraggio è a distanza

La Cardiologia del Poma fa continui passi avanti nell’ambito della telemedicina. Il numero dei dispositivi impiantati nei pazienti cardiopatici è significativamente aumentato nell’ultima decade, sulla base delle indicazioni emerse dai grandi trial clinici.

MANTOVA. Pacemaker, defibrillatori e loop-recorder (mini monitor cardiaci) controllati da remoto grazie all’innovazione tecnologica. La Cardiologia di Mantova, diretta da Corrado Lettieri, fa continui passi avanti nell’ambito della telemedicina. Il numero dei dispositivi impiantati nei pazienti cardiopatici è significativamente aumentato nell’ultima decade, sulla base delle indicazioni emerse dai grandi trial clinici. Da alcuni anni all’ospedale di Mantova questi controlli permettono di seguire lo stato di salute del paziente e l’attività di pacemakers e defibrillatori a distanza.

Un’attività che di recente è stata formalizzata e sviluppata attraverso un progetto ad hoc. Al paziente viene fornita l’apparecchiatura elettronica necessaria alla trasmissione dei dati gratuitamente dal proprio domicilio. Tale apparecchiatura è in grado di collegarsi autonomamente, senza l’intervento del malato, al dispositivo biomedico inviando i dati a un server accessibile tramite un sito web col quale lo staff clinico può interagire, nel rispetto assoluto delle normative sulla privacy. Se durante i controlli, che vengono eseguiti quotidianamente dal personale, si riscontrano anomalie del dispositivo o eventi clinici rilevanti, il paziente viene contattato per accertare le sue condizioni di salute e gli vengono forniti consigli terapeutici.

Ciò consente la riduzione del numero di accessi in ambulatorio e l’ottimizzazione dell’impiego del personale in un sistema sanitario già caratterizzato da risorse limitate. Nell’ambulatorio dedicato di Elettrofisiologia diretto da Patrizia Pepi sono monitorati con controllo remoto oltre 500 pazienti portatori di pacemaker, defibrillatori o loop-recorder. La recente pandemia ha reso necessario un ricorso sempre più massiccio al controllo remoto per ridurre gli accessi al reparto, evitando i rischi di contagio.

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