Gang delle fatture false sgominata: uno dei capi vende auto a Viadana

Agli arresti domiciliari Giuseppe Gareri, ex consigliere comunale di Gualtieri. Ripreso con un “socio” durante una consegna di denaro 

VIADANA. Vengono ripresi nel loro ufficio in centro a Bagnolo in Piano, nel Reggiano, i due soci in affari considerati tra i capi e gli organizzatori dell’associazione a delinquere smantellata con l’operazione Billions. Vengono ripresi dalle telecamere nascoste durante una consegna di denaro. Uno è Luigi Brugnano, detto Gigi, cognato di Ernesto Grande Aracri, il fratello del boss Nicolino, condannato all’ergastolo nel processo Kyterion. L’altro è Giuseppe Gareri, 34enne, nato a Guastalla e residente a Gualtieri, commerciante di auto con un’azienda a Viadana.



Gareri, che ora si trova agli arresti domiciliari, è noto nella zona oltre che per la sua attività, anche per essere stato consigliere comunale a Gualtieri: eletto con la lista civica di centro destra “Ripartiamo” alle ultime amministrative, il 31 ottobre 2019 si era dimesso per “motivi di lavoro”. Secondo gli inquirenti la Luxury Motors della quale è stato amministratore unico fino al 2015 è una vera e propria società cartiera, creata cioè per commettere le cosiddette frodi carosello: faceva acquisti di auto all’interno della Ue, evadendo il fisco.Gareri è cugino di primo grado di Vincenzo Vasapollo, anche lui tra i 201 indagati dell’inchiesta. Vasapollo era stato arrestato nel 1999 assieme alla “primula nera”, Paolo Bellini, e Giulio Bonaccio, accusati del tentato omicidio del pentito Antonio Valerio nel ’99 e della tentata strage col lancio di un ordigno nel bar Pendolino nel dicembre ’98. Secondo i pm le società gestite dall’associazione criminale avrebbero offerto servizi di emissioni di fatture per operazioni inesistenti per consentire alle imprese di abbattere i propri redditi imponibili e truffare il fisco.

Brugnano, - in carcere, già condannato nel primo grado del processo Aemilia - e Gareri sono, secondo gli inquirenti , a capo di due delle 10 cellule criminali che guidavano l’organizzazione. L’attività di indagine ha consentito dunque di accertare l’esistenza, al di là dei singoli gruppi, di una stabile organizzazione diretta in modo coordinato dai capi e promotori, dai quali direttamente o per interposta persona dipendevano le società e le imprese. L’operazione, che ha portato all’arresto di 22 persone, a 51 misure cautelari, oltre al sequestro di beni e disponibilità finanziarie per 24 milioni di euro è una “operazione pionieristica” secondo il direttore della direzione anticrimine della polizia, Francesco Messina. «Riuscire a trovare così tanto denaro significa che erano tranquillissimi e di sicuro pronti a usarlo. Così tanto, non ci era mai capitato di sequestrarne. Sono stati trovati centinaia di migliaia di euro in almeno 7-8 posti». È il commento del procuratore capo di Reggio Emilia, Marco Mescolini.

 

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