Mantova, dalla lotta alla coltivazione: l’equiseto diventa business

L’avventura di Campana che da Sermide esporta erbe officinali in tutto il mondo.  È cominciato tutto da un campo infestato: tra i clienti anche case farmaceutiche

MANTOVA. Tutto è cominciato da un patto di non belligeranza tra uomo e pianta. Da un’idea che poteva apparire balzana e che invece si è rivelata vincente. Giancarlo Campana, nel suo vivaio di Sermide, aveva un campo infestato dall’equiseto. Piccoli ma tenaci ciuffi verdi che reclamavano ogni giorno più spazio. Si è trovato di fronte a un bivio: combattere la pianta o diventarne alleato. La scelta è caduta sulla strada meno battuta, la seconda. E ora l’azienda agricola biologica Campana, associata a Confagricoltura, spedisce le sue piante officinali in tutto il mondo. Persino in Australia.

L’azienda è nata nel 1992 come vivaio, per produrre alberi e curare la manutenzione dei giardini, un’attività che prosegue tuttora. Nel 2013, però, è partita l’avventura delle piante officinali. «Anni prima avevo fatto un corso alla scuola agraria del Parco di Monza – racconta Campana, che è nel direttivo nazionale della Federazione italiana produttori piante officinali – ma la scintilla si è accesa con l’equiseto. Era un’erba spontanea che combattevamo con grande difficoltà. Proprio una rompiscatole. Allora pensai che, in fondo, era più vecchia di me perché esisteva da un millennio e che, invece di distruggerla, avrei fatto meglio a venderla».


E così è andata: all’equiseto, pianta usata in farmaceutica, è stato messo a disposizione un campo pilotato, per darle modo di prendersi i suoi spazi. In un altro campo prova sono state sperimentate altre varietà e poi è partita, sempre quell’anno, la produzione di melissa. L’anarchico equiseto ha fatto da apripista, negli anni, a molte altre varietà: la passiflora, l’echinacea, il frassino, la malva, la menta e l’ortica solo per citare le più conosciute. Diciotto ettari su un totale di 33 in conduzione. Tutti a biologico. La parte più complessa dell’attività comincia dopo la raccolta.

«Il prodotto deve essere essiccato e poi sminuzzato. Ogni erba ha la sua tecnica di lavorazione e, oltre a questo, ogni cliente può chiederci delle personalizzazioni. Per esempio, ordinarci soltanto alcune parti dell’erba». Le officinali coltivate qui prendono principalmente due strade: l’erboristeria e le aziende farmaceutiche. Nel primo caso, sono importanti sia i principi attivi sia l’aspetto estetico, mentre nel secondo è fondamentale il rispetto dei parametri della farmacopea europea o di parametri ulteriori richiesti dal cliente. «Un’erba può avere uno o più principi attivi, tutti classificati, e ogni trasformatore ha le sue esigenze. Noi facciamo fare le analisi a più laboratori. E la prima cosa che chiediamo di cercare è l’eventuale presenza di residui chimici che potrebbero essere nell’aria o in campi adiacenti. I nostri lotti devono essere puliti».

La raccolta avviene in estate; poi il prodotto viene immagazzinato in attesa dell’inverno. Questa stagione non è stata particolarmente favorevole: «L’acqua di giugno non ci ha permesso di fare il diserbo con le macchine e quindi c’è stato un proliferare delle infestanti. Per noi è un problema, perché diverse erbe rilasciano tossine e quindi non possono entrare nei lotti nemmeno in microparti». Tra i clienti ci sono grossisti e grandi aziende farmaceutiche. Da Sermide, le officinali prendono la via di Germania, Francia, Spagna. E vanno anche fuori dall’Europa: per esempio, raggiungono, in nave, la remota Australia.
 

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