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Mantova, protesta al McDonald’s e sciopero in vista per 80 lavoratori

Cgil e Uil tornano all’attacco dopo la denuncia all’Ispettorato: «Inquadramenti anomali e straordinari non pagati»

Igor Cipollina
1 minuto di lettura

MANTOVA. Cuochi, manager, addetti alla preparazione delle patatine, al bar, al front e al drive: tutti (o quasi) inquadrati allo stesso livello contrattuale, sesto super. Il terzultimo. «Quando, invece, per le mansioni che svolge, la maggior parte del personale dovrebbe essere inquadrata dal livello 5 in su». Tradotto, più soldi in busta. Il contratto in questione è quello del settore pubblici esercizi, i lavoratori sono quelli impiegati ai McDonald’s di Curtatone, nel perimetro dell’area commerciale Quattroventi, e di Mantova nord, in zona Favorita. O meglio, l’insegna è quella della company di fast food più famosa al mondo, ma i due locali sono gestiti in franchising dalla società Dogise, con sede a Legnago. E l’inquadramento contrattuale errato non esaurisce l’elenco delle magagne secondo i sindacati Filcams Cgil e Uiltucs Uil, che da lunedì 28 settembre hanno proclamato lo stato di agitazione per gli ottanta dipendenti (circa) e ora hanno in serbo uno sciopero.

Vicenda sgradevole, questa denunciata da Daniele Grieco (Uiltucs) e Huber Artioli (Filcams), anche perché racconta di lavoratori part-time da 800 euro al mese, studenti che indossano la divisa di McDonald’s per pagarsi i libri, mamme in affanno e gente che ha un disperato bisogno di uno stipendio.

L’antefatto dell’agitazione attuale è l’esposto presentato dai due sindacalisti all’Ispettorato del Lavoro nel giugno del 2019. Quattro le violazioni denunciate: oltre all’inquadramento contrattuale anomalo, il mancato rispetto delle 11 ore di riposo giornaliero tra i turni, la sproporzione tra apprendisti e dipendenti a tempo determinato, e il mancato riconoscimento delle ore di lavoro straordinario.

L’Ispettorato si concentrò sul primo punto e accertò la violazione per 33 dipendenti. La Dogise pagò la sanzione, aggiornò alcuni livelli contrattuali e la cosa finì lì. Non per i sindacati che hanno continuato a raccogliere i malumori dei lavoratori, anche rispetto alla gestione di ferie e permessi, «imposti dall’azienda». Passata l’onda del lockdown, si arriva così ai primi di settembre, quando Grieco e Artioli chiedono alla Dogise un incontro per confrontarsi sui nodi irrisolti. Richiesta respinta: secondo la società non ci sono gli estremi. In parole povere, non c’è alcun problema di cui discutere. «Ma le problematiche sono innumerevoli – incalza Grieco – e solo in minima parte sono state oggetto d’ispezione». «La Dogise deve considerare che la conciliazione vita-lavoro e le condizioni di salute dei propri collaboratori non possano essere derogate a esigenze aziendali» rivendica Artioli. Sciopero all’orizzonte.


 

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