Il cibo al tempo del Covid? Abbiamo mangiato meglio

Il fondatore di Last Minute Market ospite di Food & science: «E soprattutto abbiamo sprecato di meno». Lo dicono i numeri: durante il lockdown le donne più virtuose degli uomini

MANTOVA. Durante il lockdown forse abbiamo mangiato di più, ma sicuramente abbiamo mangiato meglio. E, soprattutto, sprecato meno cibo. È  quanto emerge dai dati diffusi dalla campagna Spreco Zero. A parlarne, al Food & science festival, è stato il papà del progetto, nonché fondatore di Last Minute Market e autore del manuale "Il metodo spreco zero", Andrea Segrè.

Mantova, Andrea Segrè al Food&Science festival: durante il lockdown meno cibo sprecato

Con lui, la mattina del 3 ottobre in Camera di commercio, la giornalista di Altroconsumo Stefania Villa. "Come si cambia, per non sprecare" il tema dell’incontro. Perché, se un miglioramento c’è stato, ora occorre consolidare il risultato. I numeri, frutto di elaborazioni del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari (Distal) dell’Università di Bologna su dati raccolti da Msi Europe, parlano in modo molto chiaro: il 51,6% ha sprecato meno cibo durante la quarantena rispetto al periodo precedente. Le donne sono state più virtuose, anche se il 57,6% del campione donna ha acquistato più generi alimentari.

Fra i prodotti meno sprecati ci sono farina e lievito (43,2%), carni rosse (42,8%), carni bianche (40,7%), latte (40,4%). Il 47,2% dei consumatori ha usato più spesso la lista della spesa (che aiuta a comprare soltanto ciò che serve). Ed è cambiato, ovviamente, lo stile di vita: il 70,9% delle donne (e il 53,3% degli uomini) ha fatto la spesa meno di frequente e ha passato meno tempo (nel 68,9% dei casi le donne, nel 53,35 dei casi gli uomini) all'interno dei negozi.

La disponibilità di tempo, secondo la ricerca, è stato un elemento determinante, perché il tempo trascorso in casa ha permesso di dedicarsi di più ad attività legate al cibo come cucinare, pianificare i pasti e organizzare meglio le scorte. La tendenza si era rivelata incoraggiante, a dire il vero, già a febbraio, quando era stato presentato il rapporto 2020 dell’Osservatorio Waste Watcher. Per la prima volta era emerso che gli italiani avevano cominciato a sprecare meno.

È sufficiente così? «Il problema esiste, ed esiste a livello globale – ha detto Segrè – persino l’Onu se n’è accorta e ha istituito la prima Giornata internazionale della consapevolezza delle perdite e degli sprechi alimentari (il 29 settembre scorso, ndr). La proiezione ci dice che nel 2050 saremo dieci miliardi. Vorremo tutti mangiare e bere, ma se, come dice la Fao, un terzo di ciò che si produce si getta via, allora il primo comandamento laico dice non sprecare».

Come fare? «È fondamentale l’azione dei singoli, perché il 70% dello spreco avviene a casa. E siccome non possiamo più permetterci un altro corso accelerato di economia domestica come durante il lockdown, una delle cosa da fare è insegnare il valore del cibo. Dobbiamo andare nelle scuole. Perché la parola spreco deve sparire dai dizionari».

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