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Il presidente di Confindustria Mantova: «La situazione è drammatica»

Bianchi: clima pesante verso gli imprenditori, c’è il rischio di tensioni sociali. Le parole d’ordine contro la crisi: fiducia, concretezza, coesione e cambiamento

m.v.
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MANTOVA. Esportazioni mantovane in calo del 16% e del 20% nei primi due trimestri dell’anno rispetto al 2019, contrazione Pil del 9%, aziende che nei prossimi mesi saranno costrette a chiudere, licenziamenti: parla di «dati drammatici» e non nasconde l’impatto negativo che il «nemico invisibile» chiamato Covid avrà sul nostro territorio il presidente Edgardo Bianchi nella sua relazione introduttiva alla 75esima assemblea di Confindustria. «È un momento di decisioni fondamentali che determineranno in quale modo verrà costruito il nostro futuro» e le quattro parole d’ordine per «minimizzare l’impatto della crisi e velocizzare la ripartenza dell’economia» lanciate dal palco del Sociale sono: fiducia, concretezza, coesione e cambiamento.

No agli incentivi a pioggia

«Dalla politica ci servono chiarezza delle regole e velocità nelle decisioni, con orizzonte temporale ampio. Non saranno gli incentivi a pioggia a rilanciare l’economia. Sarà la fiducia!»: fiducia, spiega Bianchi, delle famiglie come delle imprese che porta le prime spendere e le seconde a investire. «Se il governo continuerà ad usare le risorse a disposizione per una politica economica assistenzialista – aggiunge – tradirà i principi fondanti del Recovery fund. Questa eccezionale capacità di spesa è un’occasione che non possiamo permetterci di perdere».

Servono infrastrutture

La concretezza invocata dal numero uno di via Portazzolo passa attraverso la realizzazione di infrastrutture che vede la nostra provincia soffrire di «un gap stimato in circa 5 miliardi». Così se dalla Regione «siamo in attesa che si avvii il percorso di riconoscimento di zona logistica semplificata nel Porto di Valdaro», e se fa ben sperare l’annuncio del sindaco Palazzi del «prossimo completamento della piattaforma di Valdaro», al momento mancano i fondi promessi mentre «noi non abbiamo più tempo» e «altri territori sono più avanti di noi».

Rischio tensioni sociali

Nel non escludere il rischio di tensioni sociali, Bianchi cita le minacce arrivate ad altri presidenti lombardi: «Temo che questo clima pesante sia frutto di mesi di uno sciagurato accanimento contro le imprese. Nelle fasi più drammatiche dell’epidemia siamo stati definiti “furbetti” e “untori”» quando «il luogo di lavoro incide solo per il 4,2% sul totale dei contagi». Di qui l’appello a sindacati, media, politici e imprenditori: «Nei prossimi mesi alcune aziende saranno costrette a licenziare, altre a chiudere» e «solo un clima di confronto disteso permetterà il superamento delle difficoltà».

La sfida sostenibile

L’invito al cambiamento, all’innovazione, a un modello di economia sostenibile, rivolto alle imprese, arriva in chiusura: «Una rivoluzione epocale che richiederà ai nostri imprenditori un cambiamento radicale nel proprio modo di pensare e agire». Ma non c’è alternativa: «Un mondo nuovo ci aspetta».
 

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