La piena rallenta, a Mantova ponti ancora chiusi. La Provincia: «C’è ancora rischio»

Stamattina nuovo summit per stabilire la riapertura. E il cantiere della Toto avanza spedito: montati gli impalcati

MANTOVA. La piena del Po, sostenuta dagli affluenti, rallenta. L’attesa riapertura dei ponti di San Benedetto po e di Torre d’Oglio oggi (7 ottobre) è stata alla fine rinviata, dopo un sopralluogo dei tecnici ed un summit alla mattinata di domani. Troppo alti ancora i rischi relativi alla grande massa di rami e tronchi che trasportati dalla corrente si sono accatastati ai piedi dei piloni del ponte sul Po mentre per quanto riguarda il manufatto in chiatte alla foce dell’Oglio, il livello non era ancora sufficientemente basso per poter procedere ad una riapertura in sicurezza con le barche che sostengono le ponticelle ancora rialzate rispetto al piano stradale.

Tutto rinviato a domani, dunque con una chiusura che si sta prolungando da lunedì pomeriggio. La decisione era stata presa in considerazione del fenomeno della “fluitazione”, cioè del trasporto di rami e tronchi, tipico della prima piena autunnale quando le piogge torrenziali “puliscono” i boschi sui versanti montani trascinando a valle grandi cataste di legname.


Un fenomeno che si ripete tutti gli anni, ma che questa volta ha risentito del brusco passaggio da un periodo prolungato di siccità che perdurava dall’estate, ad una piena di media portata (5.500 metri cubi al secondo, 5.97 metri di quota raggiunta a Borgoforte). L’ondata di piena improvvisa, non preceduta da piccoli fenomeni, ha avuto l’effetto di uno “spazzaneve” che contemporaneamente ha agito come una ruspa trascinando a valle detriti, schiume (dovute al turbinìo dell’acqua), rami e tronchi morti.



Un fenomeno particolarmente visibile a foce Oglio, dove si sono formate vicino a riva grandi “chiatte” di legname, e che sul Po, cozzando contro i piloni in alveo dei ponti, ha provocato la formazione di sorte di dighe vegetale in grado di rallentare il flusso dell’acqua e creare quindi una pericolosa spinta da monte sui piloni. Un effetto che si è manifestato su quasi tutti i ponti, in particolare a Sermide, ma che ha preoccupato i tecnici della Provincia in particolare per San Benedetto Po, manufatto ammalorato dal sisma del 2012 e sul quale sono in corso i lavori di riqualificazione da 33,4 milioni di euro condotti dalla Toto costruzioni.

E mentre la piena, il cui colmo è transitato nella notte fra martedì e ieri a Borgoforte facendo toccava i 5,97 metri sullo zero idrometrico, a soli tre centimetri dalla seconda soglia d’allerta, nel cantiere allestito dalla Toto costruzioni sulla sponda di San Benedetto Po, i lavori sono proseguiti senza soste. Il cantiere da 33,4 milioni di euro appaltato dalla Provincia è in ritardo di circa due anni sulla tabella di marcia. Ora la ditta sembra voler recuperare i tempo perduto.

Dopo avere completato l’impalcato metallico sulla sponda di bagnolo ed avere approntato in alveo il pilone provvisorio sula quale appoggeranno le due metà del nuovo ponte, i lavori di assemblaggio dell’impalcato lato San benedetto sono quasi stati ultimati. La fase successiva prevede il montaggio dei grandi archi, partendo dal lato di Bagnolo, quindi le due metà verranno spinte sino a toccarsi in mezzo al fiume sull’appoggio. Se non verrà modificato il piano di lavoro, in quella sede provvisoria, accoglieranno, dopo un collaudo, il traffico, per consentire l’abbattimento del vecchio ponte. L’ultima fase vedrà il nuovo ponte spinto su piastre di teflon collocato nella posizione definitiva. Il tutto dovrebbe accadere attorno alla prossima estate. Piene permettendo.



 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi