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Lo smart working che verrà, la Filctem: va rinegoziato tutto

I tessili e chimici della Cgil lanciano 4 video assemblee provinciali con i lavoratori. Orezzi: «Apriamo una stagione di confronto e vera contrattazione nelle aziende»

Monica Viviani
2 minuti di lettura

MANTOVA. La proroga dal 15 ottobre al 31 gennaio dello stato di emergenza Covid, decisa ieri dal governo, allunga di tre mesi e mezzo anche la disciplina semplificata che consente ai datori di lavoro di adottare unilateralmente lo smart working senza accordi con i dipendenti interessati.

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Dilazione che «va vista come un’opportunità» secondo la Filctem Cgil di Mantova che lancia per martedì 20 ottobre quattro video assemblee provinciali «con tutti i lavoratori, iscritti o non iscritti, che si vogliono confrontare con noi su ciò che è andato e ciò che non è andato, per avere maggiore chiarezza sullo strumento contrattuale, su diritti, doveri e nodi irrisolti». Se il rischio fino a ieri era per le aziende di dover far sottoscrivere accordi di smart working in fretta e furia, e per i lavoratori di vedersi costretti a firmare qualsiasi cosa, con la scusa del «non c’è più tempo, serve un accordo prima del 15 ottobre» ora la nuova scadenza del 31 gennaio consente di «prendere la vicenda di petto – spiega il segretario generale del sindacato Michele Orezzi – per aprire una stagione di confronto e vera contrattazione dello strumento partendo da quel che pensa ogni singolo lavoratore, discutendo su cosa ha e non ha funzionato in questi mesi».

Lo smart working «è uno strumento neutro – aggiunge – può assumere valenza positiva e negativa a seconda dell’utilizzo che se ne fa, ma può diventare una grande opportunità per molti». Visto che sempre più aziende hanno intenzione di “stabilizzare” il lavoro agile sperimentato in questi mesi e che fuori dallo stato di emergenza pandemica la materia è disciplinata dalla legge 81 del 2017 che prevede la sottoscrizione di un accordo individuale con il singolo lavoratore «bisogna dare a tutti gli strumenti per capire le differenze tra telelavoro e smart working evitando che qualche direzione aziendale ne approfitti con accordi remissivi nati senza alcun confronto».

Come? «Nelle aziende dove il sindacato è presente – risponde il sindacalista – gli accordi individuali devono essere “cucinati collettivamente” con una verifica dei documenti individuali perché l’omogeneità degli accordi crea maggiore agilità di verifica. Dove il sindacato non c’è, il singolo lavoratore può farsi assistere, nel rapporto con l’azienda prima della firma, da un’organizzazione sindacale: se non ora quando?». Tutto questo perché lo smart working che verrà non sarà più un passaggio transitorio o una “moda del momento” «bensì un elemento destinato a divenire organico a un nuovo modello di organizzazione del lavoro che potrebbe assumere caratteri di strutturalità nella confusa e per certi versi caotica stagione di trasformazioni che ci apprestiamo a vivere. E i lavoratori devono essere parte del governo di questa pratica».

La legge affida all’accordo individuale la definizione dei tempi di riposo, l’individuazione degli strumenti di lavoro, le modalità di garanzia del diritto alla disconnessione, le forme di esercizio del potere direttivo e di controllo del datore di lavoro, il recesso, il diritto all’apprendimento permanente e alla certificazione delle competenze. «Si capisce bene – sottolinea ancora Orezzi – che ci deve essere un equilibrio tra le forze che elaborano il testo, perché a seconda dalle asticelle che si mettono si può trasformare un’opportunità in un inferno. È per questo che tutti questi temi devono diventare oggetto di negoziazione tra sindacati e impresa assieme all’individuazione delle platee di lavoratori che possono ricorrere allo smart working per evitare che sia solo l’azienda a scegliere gli “aventi diritto” con comportamenti discriminatori». Secondo Orezzi inoltre altre materie di accordo possono essere «la sicurezza delle reti, la conservazione dei dati, la tutela della privacy, salute e sicurezza, accessibilità e fruizione ai diritti sindacali, il coinvolgimento nel raggiungimento degli obbiettivi a cui sono legati i premi di risultato, il riconoscimento, in termini di inquadramento, dell’accrescimento professionale». Per non contare quella che definisce «una serie di nervi scoperti» come la regolamentazione degli straordinari, il lavoro notturno, gli obblighi sul riposo.

L’invito del segretario Filctem è insomma «a sfruttare il tempo da qui alla nuova deadline del 31 gennaio per un lavoro collettivo: per questo lanciamo le quattro video assemblee provinciali e chiediamo ai lavoratori di contattare la Filctem sulla nostra pagina facebook, istangram o attraverso l’email filctemmantova@cgil.lombardia.it per concordare gli orari e decidere insieme la piattaforma sulla quale darsi appuntamento. Non sono strumenti nuovi: il sindacato nella pandemia è stato e sarà sempre di più anche questa cosa qui ». —


 

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