Mantova, prostitute a sedici anni accusano l’autista del bus: «Era lui a spingerci»

Una delle due ragazze racconta ai giudici: usavo un falso documento per dimostrare che avevo diciotto anni.  L’imputato: «Ma io non c’entro»  

MANTOVA. Le avrebbe convinte a prostituirsi con almeno un paio di uomini, uno dei quali ultra settantenne. Ma anche a prestarsi alle proprie necessità sessuali in cambio di una semplice ricarica del telefono o una stecca di sigarette. Questo secondo i magistrati della procura di via Poma. In veste di vittime un paio di ragazze, al tempo sedicenni. E' entrato nel vivo il processo contro Pasquale Velotto, 48 anni, ex autista di pullman residente ad Acquanegra, licenziato dall’Apam cinque anni fa per questioni estranee a questa vicenda. L’uomo è accusato di prostituzione minorile ma anche di estorsione: avrebbe cercato – sempre secondo l’accusa – di ricattare uno dei clienti delle ragazzine con i video di alcuni loro incontri.

«Pensavo che le due ragazze fossero maggiorenni – ha sempre sostenuto l’imputato, che sarà sentito dai giudici nel corso della prossima udienza (sempre a porte chiuse, vista la delicatezza del caso) il 14 gennaio – è vero che una volta ho accompagnato una di loro in un locale, ma poi me ne sono andato, se poi ci sono stati rapporti con degli uomini, questa è stata una scelta autonoma, io non c’entro».

La vicenda risale al 2015. Stando alla ricostruzione della procura, l’autista – che al tempo lavorava sulla tratta Viadana-Mantova – avrebbe conosciuto le due ragazzine sul pullman. E le avrebbe convinte a prostituirsi con due, o forse più, uomini per una somma di denaro di 800 euro. Solo uno di questi “clienti” è stato identificato e chiamato a testimoniare in aula.

«La ragazza con cui sono stato mi ha fatto vedere un documento – ha spiegato l’uomo, oggi 76enne – non potevo immaginare che fosse falso e lei fosse una minorenne». L’uomo, sempre secondo le accuse, sarebbe stato filmato durante alcuni atti sessuali e ricattato da Velotto. Prima con una lettera anonima, in cui chiedeva la cifra spropositata di 100mila euro minacciando di raccontare tutto ai carabinieri. Poi, presentandosi sotto le spoglie di un poliziotto, con la proposta di risolvere tutto con 10mila euro.

A fare emergere la vicenda era stato il ricovero al pronto soccorso di una delle due ragazze parti lese del procedimento, colpita nel 2016 da una crisi di panico. Era stato il successivo dialogo con la psicologa a portare alla luce il fatto che la ragazzina si era più volte prostituita, e con lei l’amica. Drammatico il fatto che la sedicenne al tempo fosse stata allontanata dalla casa dei genitori, per aver subito abusi in famiglia. 
 

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