Viadana, nuovi guai giudiziari per la famiglia Pini che controlla il Ghinzelli

Piero Pini e il figlio Marcello accusati in Ungheria di frode fiscale, riciclaggio e corruzione. Il macello viadanese  fa riferimento a un altro figlio di Piero, Roberto

VIADANA. Nuovi guai in Ungheria per la famiglia Pini: stando a quanto riportato da alcuni siti ungheresi, il “re della bresaola” Piero e il figlio Marcello sarebbero accusati, con un centinaio di altri indagati, dei reati di frode fiscale, riciclaggio e corruzione. La procura della contea di Bács-Kiskun avrebbe chiesto per i due imprenditori valtellinesi la custodia cautelare in carcere.

La notizia è rimbalzata sino a Viadana, poiché la ditta di macellazione Ghinzelli è nell’orbita del gruppo Pini. Inevitabile qualche preoccupazione, anche se l’indagine avviata dagli inquirenti magiari non dovrebbe avere ripercussioni in Gerbolina: il macello Ghinzelli, così come la Pini Italia (l’ex Bertana di Castelverde, Cremona), sono detenuti infatti dalla Pini Holding Srl, che è interamente controllata da Roberto Pini (altro figlio del fondatore Piero) e non ha alcun collegamento societario con la Hungary Meat Ktf.


L’azienda ungherese, che macella un milione e mezzo di capi suini all’anno, è al centro dall’aprile 2018 di un’indagine della Nav, la locale autorità fiscale, avviata congiuntamente agli organismi internazionali Europol ed Eurojust. Secondo quanto scrive la stampa ungherese, Budapest accusa i Pini di una frode da oltre sei miliardi di fiorini (circa 17 milioni di euro), messa a segno attraverso un giro di fatture false e l’evasione dei contributi previdenziali ai dipendenti. Almeno parte di questo denaro sarebbe stata trasferita sui conti di società cipriote e spagnole, per poi essere riciclata.

Per questa stessa vicenda, i Pini erano già stati arrestati – e poi scarcerati in attesa di processo – nel 2019. La famiglia Pini si è peraltro già in passato detta certa dell’assoluta correttezza dell’operato della Hungary Meat e del patron.

L’attività della holding a Viadana si è caratterizzata nel 2015 per la conclusione positiva di una pesante vertenza sindacale: l’azienda, in un momento di crisi, aveva aperto la procedura di mobilità per 117 addetti; ma in seguito si era raggiunto un accordo con le parti sindacali che prevedeva la chiusura della mobilità, la definizione di un nuovo contratto integrativo aziendale e l’avvio di investimenti.

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