Scioperi spontanei anche a Mantova: le tute blu si fermano

La rottura delle trattative sul rinnovo contrattuale. Massari (Fiom): Federmeccanica non ci lascia scelta

MANTOVA. I metalmeccanici hanno proclamato una giornata di sciopero generale unitario per il 5 novembre in seguito alla rottura delle trattative per il rinnovo del contratto di lavoro. La decisione si inserisce in un clima tutt’altro che tranquillo dopo che, della piattaforma sindacale presentata un anno fa, Federmecccanica non ha accolto alcunché.

Oltre all’iniziativa di carattere nazionale, il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Marco Massari, annuncia che prima del 5 novembre potrebbero esserci altri scioperi nelle fabbriche mantovane.


«Intanto - commenta Massari - mi preme sottolineare il fatto che lo sciopero è unitario e che sono state aggiunte altre due ore per le assemblee con sciopero. Il contratto è scaduto il 31 dicembre 2019, e noi avevamo presentato una piattaforma in novembre 2019: Federmeccanica non si è mossa di un millimetro per la linea dura dettata da Bonomi. Noi volevamo fare un passo avanti. In primo luogo sul salario: in via sperimentale avevamo accettato gli aumenti basati sull’inflazione Ipca in cambio dell’allargamento del perimetro della contrattazione del secondo livello. Invece niente. È fallita la sperimentazione: noi diciamo che si deve tornare al vecchio sistema. Anche sulla formazione: nello scorso contratto c’era il diritto soggettivo alle 24 ore spalmate nel triennio, ma le aziende non le hanno mai concesse. La formazione è importantissima, ma anche qui Federmeccanica non si è mossa».

Scioperi spontanei sono previsti anche nel Mantovano: «Alla Marcegaglia da qui al 5 novembre ci saranno scioperi spontanei. È una delle poche aziende in cui c’era stata già un’assemblea e avevamo annunciato le difficoltà contrattuali che poi si sono effettivamente verificate. I lavoratori avevano già capito e pensato a sciopero. Non escludo che anche altre aziende possano fare scioperi prima del 5 novembre». Sarà un autunno complesso in modo particolare per alcune aziende: «Immaginiamo problemi - conclude Massari - per le aziende che già prima del lockdown avevano difficoltà. Stiamo monitorando con attenzione la Berman di San Benedetto Po, che già aveva richiesto ammortizzatori sociali. La situazione non è migliorata: c’è un problema del settore automotive e loro non hanno saputo innovarsi abbastanza».

 

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