Allarme distanza sui bus: «Così non è garantita»

La Cgil attacca la Regione: la capienza all'80% non è sufficiente

MANTOVA. Non sono più «le scatole di sardine» raccontate dagli studenti negli anni passati, ma «la capienza all’80% non è sufficiente a garantire il distanziamento anti-Covid». Soprattutto adesso che il freddo comincia a pungere, scoraggiando l’uso di mezzi alternativi ai bus. La denuncia arriva dal segretario provinciale della Filt Cgil, Enzo Garaboldi, che ripercorre le tappe di una vicenda pasticciata: si sarebbe potuto, e dovuto, intervenire prima, adesso si può mettere soltanto una toppa. Di che tipo? «La capienza andrebbe riportata al 50% e andrebbe aggiunta almeno una corsa a ogni linea». Ma servono soldi e autisti. Il dito del sindacato indica la Regione.

«In piena pandemia abbiamo sollecitato un tavolo di confronto tra istituzioni, Agenzia del Trasporto pubblico locale e Apam per poter programmare la ripartenza delle scuole garantendo il servizio di trasporto degli studenti in piena sicurezza – ricorda Garaboldi – in questi giorni abbiamo constatato come, invece, la gestione sia stata lasciata solo in carico ad Apam, senza alcun supporto dall’Agenzia del Tpl e di Regione Lombardia».


Il tema è delicato, il contagio minaccia di correre sulle ruote degli autobus. «Apprezziamo l’impegno di Apam e di tutto il personale viaggiante per garantire lo svolgimento del servizio in piena sicurezza, ma con la stagione invernale avremo sempre più ragazzi sul pullman e questo vuol dire che servirà più disponibilità di mezzi e persone – avverte il segretario della Filt – chiediamo quindi a Regione Lombardia di dirottare risorse alle aziende del Tpl per l’adeguamento dei mezzi a disposizione, per garantire la sicurezza del personale viaggiante (isolamento posto guida, nuovo sistema di bigliettazione, assunzioni), e per l’aumento del numero dei pullman utilizzati per evitare di aggravare i turni del personale oggi a disposizione». Stesso discorso per i treni. 


 

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