Nuovi focolai nei macelli mantovani, al Ghinzelli altri 17 positivi

Per lo stabilimento di lavorazione delle carni di Viadana è la terza volta. Un caso di contagio anche alla Lubiam. L’azienda: «Nel suo ufficio tutti negativi»

VIADANA. Sembrava si fossero in qualche modo spenti a fine estate, ma i focolai nei macelli mantovani sono tornati. Nelle ultime ore il Covid è riaffiorato all’interno del macello Ghinzelli di Viadana, che già ai primi di luglio era stato al centro di almeno un paio di verifiche da parte dei tecnici della prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro dell’Ats Val Padana per due diversi focolai, il primo con 41 positivi e il secondo con 11 contagiati.

L’industria di lavorazione delle carni è ancora alle prese con il coronavirus: al momento sono 17 i positivi (2 italiani e il resto stranieri) tra dipendenti e lavoratori di cooperative esterne. Tra questi anche un impiegato. L’Ats è subito intervenuta disponendo la sanificazione dei locali e l’isolamento dei lavoratori contagiati. «La notizia di un nuovo focolaio che abbiamo appreso in queste ore è piuttosto preoccupante – sottolinea Mauro Mantovanelli del dipartimento sicurezza della Cgil – già da tempo sosteniamo la necessità di protocolli anti-Covid aggiuntivi rispetto a quelli nazionali per dare maggiore sicurezza e garanzie ai lavoratori. Purtroppo il documento che avevano concordato con Confindustria e con l’approvazione della prefettura al momento è rimasto inattivo».


L’estate scorsa l’allarme al Ghinzelli era scoppiato dopo i casi di positività riscontrati in altre aziende del territorio viadanese specializzate nella lavorazione della carne. E subito era scattato lo stop a scopo precauzionale da parte delle autorità sanitarie. L’analisi dei campioni, effettuata nel laboratorio di Asst Cremona su 421 dipendenti aveva consentito in totale l’identificazione di 41 soggetti positivi al virus, la maggior parte dei quali asintomatici. Di questi, 31 domiciliati nel territorio di competenza di Ats Val Padana (Mantova e Cremona), mentre i restanti dieci residenti nelle province di Modena e Reggio Emilia. Sia per i casi che per i loro contatti familiari e lavorativi era stato disposto l’isolamento. Per tutti era seguito un periodo di sorveglianza sanitaria grazie alla collaborazione con i medici di base.

Lo stop imposto al Ghinzelli era stato di tre giorni lavorativi. In quei giorni i tecnici dell’Ats avevano eseguito un sopralluogo nello stabilimento per acquisire tutto il materiale documentale sui protocolli anti-Covid. Pochi giorni dopo erano stati riscontrati altri undici contagiati, con automatica sospensione temporanea dell’attività per procedere a nuova sanificazione e ad alcune modifiche.

Nel frattempo in queste ore si apprende  la positività, riscontrata alcune settimane fa, di un dipendente della Lubiam che lavora in ufficio. Lo comunica l’azienda di abbigliamento, che precisa che il dipendente ha contratto il virus in ambito famigliare. La casa di moda ha subito disposto il tampone anche sui sette colleghi dello stesso ufficio, risultati tutti negativi. «Per tutti – si legge in una nota – è stata prevista per dieci giorni consecutivi la modalità di lavoro in smart working. Sui colleghi è stato anche eseguito un secondo tampone, risultato sempre negativo, a ulteriore riprova, prima del rientro effettivo in azienda. Grazie ai protocolli interni e alle misure di sicurezza previste e scrupolosamente osservate ovunque negli spazi aziendali (prova della febbre all’ingresso, rispetto delle distanze di sicurezza, predisposizione di postazioni protette da divisorie in plexiglas e sanificate regolarmente, utilizzo costante di mascherine, disinfezione delle mani prevista a cadenza regolare) nessuno dei componenti dell’ufficio è stato considerato “contatto stretto”».




 

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