Rossi al contrattacco: «Per le infrastrutture le parole non servono»

L'antagonista di Palazzi alle elezioni: «Inutile dire “voglio l’Asse sud”. Da questo sindaco e dalla sua giunta ci aspettiamo che siano finiti il tempo dell’attesa e il tempo di puntare il dito verso altri soggetti istituzionali, quali la Regione o lo Stato. Ci aspettiamo che vada dal ministro competente e porti a casa quei risultati che da troppi anni mancano»

MANTOVA. «Inutile dire “voglio l’Asse sud”. Da questo sindaco e dalla sua giunta ci aspettiamo che siano finiti il tempo dell’attesa e il tempo di puntare il dito verso altri soggetti istituzionali, quali la Regione o lo Stato. Ci aspettiamo che il sindaco vada dal ministro competente e porti a casa quei risultati che da troppi anni mancano».

È stato il principale antagonista di Mattia Palazzi alle elezioni e ammette in aula che la sconfitta è stata più amara, in termini di voti, del previsto. Ma Stefano Rossi, ex candidato sindaco del centrodestra, quando prende la parola in aula non si nasconde dietro un dito e presenta il controcanto all’intervento tenuto da Palazzi e alle dichiarazioni che il sindaco ha fatto alla Gazzetta di Mantova il giorno prima.


«Essendo un uomo del fare metterò a disposizione il mio tempo per portare in quest’aula, con i gruppi di Mantova Ideale, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, facendo ciò che ci è permesso di realizzare come opposizione – afferma – un’opposizione che prometto sin d’ora sarà ferma, decisa, ma nel rispetto di ciò che saranno le azioni della giunta e della maggioranza di questo consiglio».

Circa i rapporti con la maggioranza e la giunta, Rossi ha ribadito quanto già affermato dopo il voto: la disponibilità a collaborare per il bene comune. È quello che in politichese definiremmo “opposizione responsabile” ed è, spesso, un auspicio ricorrente all’indomani di ogni rinnovo di organi elettivi. «Ho parlato di nuovo centrodestra perché, a differenza di quanto accaduto nei cinque anni precedenti, mi auguro che possa instaurarsi, nel rispetto dei ruoli, una fattiva collaborazione che necessariamente dovrà portare con sé una leale opposizione – spiega – così come mi auguro che vi sia una considerazione maggiore da parte della giunta e della maggioranza del ruolo dei consiglieri di opposizione».

Poi arrivano i contenuti concreti delle azioni politiche che il centrodestra intende attuare in aula.

«Noto con piacere che almeno uno dei tre temi fondamentali del nostro programma, quello delle infrastrutture, è divenuto di attualità – dice riferendosi alle dichiarazioni di Palazzi – sento finalmente, almeno nei discorsi del sindaco, pronunciare la parola a noi tanto cara, “infrastrutture”. Ci aspettiamo che il sindaco vada dal ministro competente e porti a casa quei risultati che da troppi anni mancano. Non è sufficiente puntare il dito sugli altri. Nello specifico contro Regione Lombardia, ad esempio sul tema dell’Asse sud: serve un comportamento anche di collaborazione, che ciascuno faccia la propria parte. Regione Lombardia, tornando all’esempio, ha messo in bilancio i 109 milioni previsti inizialmente per l’autostrada Mantova-Cremona, ha dichiarato di essere disponibile a metterne altri per questa infrastruttura, ma per proseguire nell’iter e per prendere ulteriori decisioni serve che il governo, nella persona del ministro Pd delle infrastrutture, dica con chiarezza cosa intende fare con il Tibre, visto che 8 chilometri della Mantova-Cremona sono appunto previsti in capo al Tibre».

E prosegue: «Inutile dire “voglio l’Asse sud” e non dare un apporto fattivo per raggiungere l’obiettivo, soprattutto visti i buoni rapporti del sindaco con i componenti del governo».

Ma ci sono altri due temi che interessano Rossi, visto che facevano parte delle parole d’ordine della sua campagna: lavoro e sicurezza.

«Sul primo dovremo aprire finalmente gli occhi e vedere come si è trasformato il nostro centro – dice – serrande abbassate e luoghi un tempo del commercio ora ridotti a immondezzaio. Idem dicasi come ricettività per gli imprenditori che decidono di investire a Mantova: il caso Pro-Gest è esempio di cosa non bisogna fare. E infine la sicurezza: non bastano le telecamere, sono evidentemente un deterrente, ma non sono sufficienti. La gente ci chiede più sicurezza. Servono finalmente i vigili di quartiere che siano sul territorio e non chiusi qualche ora in un ufficio. Mi auguro infine che Mantova recuperi la centralità perduta in provincia e torni a dare ascolto ai sindaci che da troppo tempo guardano a quelle limitrofe». —
 

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