Coronavirus, la grande distribuzione: rischio tracollo

Il provvedimento che ferma nel weekend il non alimentare chiude Città della moda, Brico e gli altri negozi degli Iper

MANTOVA. L’ordinanza regionale per contenere la diffusione del contagio da Covid, oltre al coprifuoco dalle 23 alle 5 prevede anche la chiusura il sabato e la domenica degli spazi della media e grande distribuzione non alimentare. Per il Mantovano ciò significa la chiusura, ad esempio, della Città della moda a Bagnolo San Vito, dei Brico oltre che dei negozi all’interno dei vari centri commerciali che ospitano anche supermercati (che resterebbero, invece, aperti).

Una mazzata per la grande distribuzione a cui si oppongono con forza i vertici dell’associazione che li rappresenta. «Ribadiamo con forza che la sicurezza è sempre stata al primo posto nelle nostre strutture». A dirlo è Roberto Zoia, presidente del Consiglio nazionale dei centri commerciali. «Una nuova chiusura dei centri commerciali durante i weekend, che rappresentano il maggior introito, ossia circa il 20-30% del fatturato settimanale e vedono il maggior livello di occupati rischierebbe di di mettere definitivamente in ginocchio un numero importante di attività commerciali».


Preoccupata anche Confesercenti Mantova. Il suo vice presidente e ristoratore, Stefano Solci, giudica «insensato» il coprifuoco voluto dalla Regione perché, «a parte qualche caso specifico non sembra rispecchiare l’emergenza sanitaria presente nel nostro territorio. Si colpisce indistintamente un settore che in larga parte ha seguito e segue le regole».

Solci riporta lo stato d’animo della categoria «sorpresa e sconcertata», imprenditori che «hanno investito per elevare i livelli di sicurezza dentro e fuori i propri locali, come richiesto». La “movida” mantovana «sembra rispettosa delle regole al di fuori di alcuni casi, che sono stati prontamente fermati e sanzionati». Lo spettro, insomma, è quello di un ulteriore taglio del fatturato dopo che le imprese ne hanno già perso la metà.

Anche Cncc, Confcommercio Lombardia, Confimprese, Federdistribuzione e Fipe esprimono «molta preoccupazione» per l’ordinanza regionale. «Il mondo del commercio non alimentare e della ristorazione - si legge in una nota - è già stato messo a dura prova durante i mesi di lockdown, con gli esercizi che prevedono a fine anno perdite del fatturato ben superiori al 30%. Stime molto alte di perdita anche per i pubblici esercizi nell'ordine di decine di milioni di euro al mese. La sicurezza di clienti e collaboratori è sempre stata messa al primo posto». Il coprifuoco serale, con la chiusura anticipata dei pubblici esercizi, viene aggiunto, ha risvolti dubbi in termini di efficacia nella prevenzione del contagio «ma avrà conseguenze devastanti nella propensione a frequentare le attività di ristorazione».
 

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