I sindaci contro il coprifuoco, nel mirino la Regione e Palazzi

I primi cittadini su Facebook: dovevamo essere coinvolti anche noi nelle decisioni. Forattini (Pd): meglio le chiusure mirate decise dal Comitato per l’ordine pubblico

MANTOVA. Tutti contro il sindaco di Mantova Mattia Palazzi che con la Regione ha sostenuto la posizione del coprifuoco in tutta la Lombardia dalle 23 alle 5, a cominciare da domani, per arginare la diffusione del virus. Il primo cittadino virgiliano finisce nel mirino di molti altri colleghi mantovani, sia di centrodestra che di centrosinistra, quasi in una riedizione anni 60 dello scontro tra campagna e città. «Palazzi non poteva decidere per tutti e la Regione avrebbe dovuto ascoltare anche noi», affermano tanti sindaci di paese che hanno scelto Facebook per diffondere la loro contrarietà al blocco di attività e spostamenti notturni.

Tra i critici di Palazzi anche la consigliera regionale del Pd Antonella Forattini: «Non vorrei - dice - che le decisioni prese per tentare di rallentare il contagio che sta esplodendo a Milano e dintorni penalizzasse i nostri piccoli centri». «L’incremento dei contagi è preoccupante - spiega - ma non è uguale in tutte le province. Ha senso chiudere Milano ma non altri paesi dove non aumentano i positivi. Avrei preferito che fossero i sindaci, autorità sanitarie che conoscono i loro territori, insieme al comitato per l’ordine pubblico, a decidere su chiusure mirate». E attacca la Regione: «Non ha imparato dai precedenti errori: per esempio, non ha potenziato le Usca e sta sbagliando anche nell’approvvigionamento dei vaccini anti-influenzali».



Tra i sindaci critici con il coprifuoco, e indirettamente con Palazzi, che su Facebook hanno conquistato più like ci sono quelli di Poggio Rusco e di Borgo mantovano. Il primo cittadino poggese, Fabio Zacchi (centrodestra), bacchetta la Regione, del suo stesso colore, per aver vietato gli allenamenti degli sport dilettantistici, «che seguono specifici protocolli anti-Covid», e per aver indetto il coprifuoco dalle 23 alle 5, «quando è già stata introdotta la chiusura di bar e ristoranti alle 24».

E aggiunge: «Se in alcune città c’è la movida (vedi lungo i Navigli a Milano), non c’è bisogno di un coprifuoco su tutta la Lombardia, dove dopo le 23 girano solo chi ha bisogno e le poiane». Basterebbe, invece, che le autorità facessero rispettare «le regole che già ci sono come quella sugli assembramenti nei supermercati e sull’uso delle mascherine in bar e ristoranti. Spero - chiude Zacchi - che i consiglieri regionali, con cui ho parlato, facciano aprire gli occhi a Fontana, che non può ascoltare solo i sindaci delle grandi città».

Il sindaco di Borgo mantovano, Alberto Borsari (centrosinistra), la pensa allo stesso modo: «Basta equiparare le nostre lande disperse a Milano - scrive in un post - Da noi non c’è nessuna movida, a ghe sol la fumana dopo le 23». In dissenso, ma più che altro con le misure volute dal governo, è anche il sindaco di Moglia Simona Maretti (centrosinistra) che se la prende soprattutto con gli orari d’ingresso differenziati alle superiori: «Se proprio non ce la facciamo con i trasporti - scrive sul social - e partoriamo soluzioni assurde per i territori, a danno essenzialmente di studenti e famiglie, aumentiamo la didattica a distanza. Ma non raccontiamocela».

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