Mantova, uccise il cagnolino della vicina di casa: risarcimento e scuse

Dovrà fare la messa in prova in un’associazione animalista. Due anni fa l’episodio a San Benedetto Po. Dopo la denuncia il via al processo

SAN BENEDETTO PO. Finito a processo per aver ucciso a colpi di carabina il cagnolino dell’anziana vicina di casa, ha risarcito il danno. Ma non è bastato. Per evitare che l’anziana si costituisse parte civile con il suo avvocato Gianluca Pinotti, ha dovuto scriverle una lunga lettera di scuse. Una lettera nella quale Fabrizio Longhini, un 51enne di San Benedetto Po, si è detto pentito e dispiaciuto di quello che aveva fatto e che non era sua intenzione uccidere. L’accordo, però, non ha chiuso la parte penale che va avanti. L’avvocato del 51enne ha chiesto la messa alla prova per l’estinzione del reato. La decisione del giudice Chiara Comunale sarà presa nei primi mesi del prossimo anno. L’uomo dovrà prestare servizio per sei mesi in un’associazione per la difesa e la cura degli animali.

Tutto accade il pomeriggio del 29 giugno di due anni fa quando il cane, un meticcio a cui la proprietaria ha dato il nome di Birillo, si allontana da casa. Sono circa le diciotto. L’animale è in calore e punta direttamente verso la casa di Longhini, che possiede, a sua volta, alcune femmine in periodo fertile. Quando mancano pochi minuti alle 21 la proprietaria e la nipote lo vedono tornare. È malfermo sulle zampe e zoppica. La padrona e il figlio verificano le condizioni dell’animale ma non trovano né ferite né tracce di sangue. Pensano che si tratti di una zuffa tra cani e solo il mattino dopo lo portano dal veterinario a Quistello. Quest’ultimo non trova ferite ma poiché il suo malessere è evidente lo sottopone ad una radiografia. L’esame evidenzia un foro d’entrata vicino alla zona dello stomaco e diverse perforazioni dell’intestino: una ferita da arma da fuoco.


Il veterinario decide di operarlo subito ma, durante la fase preparatoria, Birillo collassa per l’emorragia interna causata dalla ferita. L’associazione “4 Zampe” di San Giovanni del Dosso, viene coinvolta e, giunta sul posto, raccoglie la testimonianza di un vicino di Longhini che gli avrebbe confidato d’aver sparato al cane con la sua carabina, dopo averlo sorpreso ad accoppiarsi con la sua cagnolina. Da lì la denuncia seguita dal rinvio a giudizio per la morte dell’animale.

 

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