I presidi mantovani sono contrari alla didattica a distanza: «La metà degli istituti non è attrezzata»

I dirigenti delle superiori chiedono al governatore Fontana di rivedere l’ordinanza che impone lo stop alle lezioni in presenza

MANTOVA. «La maggior parte delle scuole mantovane non sarebbe in grado di garantire la didattica a distanza da lunedì, come previsto dall’ordinanza della Regione. Proponiamo una via di mezzo, l’applicazione di questo sistema al 50% degli studenti, a rotazione. La situazione di Mantova è diversa da quella di Milano». In sintesi, è questa la posizione espressa dai presidi della scuole superiori di città e provincia al termine di una videoconferenza con il provveditore Daniele Zani e con il presidente di Apam, Daniele Trevenzoli. Una posizione che nasce, in realtà, da un quadro molto confuso, con i dirigenti che si danno da fare per capire se davvero, in pochi giorni, dovranno lasciare a casa tutti gli studenti (salvo per le attività di laboratorio e i ragazzi disabili) e procedere con le lezioni a distanza predisponendo negli istituti postazioni internet per gli insegnanti. Secondo le stime emerse nel corso del vertice sono soltanto 8 su 15 gli istituti superiori dotati di strutture informatiche in grado di sostenere la didattica a distanza in contemporanea per tutti gli iscritti.



«I sindaci dell’Anci hanno chiesto al governatore Fontana una mitigazione dell’ordinanza – riferisce il presidente dell’associazione delle scuole mantovane, l’Aisam , Massimo Pantiglioni – aspettiamo di capire se il presidente accoglierà questa richiesta».



I segnali che arrivano dal Pirellone sono al momento poco rassicuranti per i dirigenti. «Visti e considerati i dati relativi alla curva epidemiologica della Lombardia, correlati alla situazione del sistema del trasporto pubblico locale, con particolare riferimento ai giovani che frequentano le scuole secondarie, ribadiamo essere necessarie decisioni stringenti. Fermo restando che se il ministro reputa eccessivi e non idonei i nostri provvedimenti può impugnarli». Così ha dichiarato ieri il governatore rispondendo al ministro dell’istruzione Lucia Azzolina, che in una lettera gli aveva chiesto di fare un passo indietro sull’ordinanza che impone la didattica a distanza totale per le scuole superiori lombarde dal 26.

Una risposta che sembra essere rivolta anche ai sindaci lombardi che hanno contestato il provvedimento. Ieri si è tenuto un incontro tra Anci e governatore. L’associazione dei Comuni lombardi ha spiegato che servirà un nuovo colloquio per trovare «una posizione condivisa».



Anche i sindacati lombardi della scuola (Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda Unams) si sono espressi contro lo stop totale (o quasi) delle lezioni in presenza, sottolineando che in questo modo «si annullano gli sforzi che gli istituti hanno fatto per organizzare la didattica in presenza». I sindacati chiedono che l’ordinanza si limiti a una “raccomandazione”, considerando che l’alternanza scuola-casa viene già praticata da molti istituti. Il segretario provinciale di Flc, Pasquale Andreozzi, in una nota, osserva che «nonostante le segnalazioni dei sindacati, già dalla primavera scorsa, in questi mesi è stato fatto ben poco a livello ministeriale per organizzare in sicurezza il rientro. Ora però, con questa ordinanza, si pongono personale docente e studenti in difficoltà».

Nel corso della riunione con Zani, anche Apam ha preso la parola , facendo notare che l’azienda rispetta le norme ( che consentono la copertura dell’80% della capienza dei mezzi). «Noi applichiamo la dad al 50% dei ragazzi fin dal primo giorno di scuola – osserva il dirigente del Falcone, Giordano Pachera – saremmo in grado di farlo per tutti, ma se l’obiettivo è ridurre il carico di studenti sui mezzi pubblici, credo basterebbe applicare la quota del 50% su tutte le scuole». Anche il dirigente del Bonomi Mazzolari, Roberto Capuzzo, sostiene che «in una realtà come il Mantovano, la dad a rotazione garantisce una buona riduzione dei pendolari».


 

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