Mantova, nuovo focolaio tra gli ospiti di una Rsa

Undici positivi nella casa di riposo Nicolai di Volta: sono tutti ricoverati nelle strutture per i pazienti non gravi. I sindacati lanciano l'allarme: "Si rischia una nuova situazione grave per posti letto e ricoveri"

MANTOVA. Primo caso di focolaio in una casa di riposo mantovana, in questa seconda ondata di Covid 19. Ad essere colpita, ma la situazione è comunque sotto controllo, è la Rsa della Fondazione Nicolai onlus di Volta Mantovana, dove sono stati rilevati 11 ospiti positivi al coronavirus. Le persone coinvolte sono già state ricoverate in ospedale o nelle strutture predisposte per i casi acuti e subacuti.

«Fortunatamente il focolaio è stato immediatamente isolato perché sono scattate le procedure previste dai protocolli sanitari» spiega il sindaco di Volta Mantovana, Luciano Bertaiola.


Altri casi isolati di ospiti di Rsa risultati positivi al tampone sono stati individuati in provincia: in totale sono 15 persone (compreso Volta) che si trovano in quattro distinte Rsa. Una di queste è a Sermide.

Il fenomeno, al momento, è sotto controllo ma è ovvio che desta ugualmente preoccupazione. Gli stessi esponenti dei sindacati della Funzione pubblica di Cgil e Uil , Magda Tomasini e Daniele Greco, ravvisano il rischio di «una situazione di grave emergenza legata proprio ai posti letto e ai ricoveri».

«Nella nostra struttura non abbiamo casi positivi – spiega Paolo Portioli, direttore della Fondazione Mazzali, che è anche direttore generale di A.Pro.m.e.a, associazione che raggruppa numerose case di riposo mantovane – abbiamo registrato solo un caso dubbio nella riabilitazione, ma abbiamo subito attivato le procedure di verifica. Tutti gli ospiti che arrivano dagli ospedali vengono sottoposti al tampone e accolti solo se negativi».

Mercoledì si è tenuto un incontro con Asst e Ats a cui hanno partecipato organizzazioni sindacali (Fp Cgil-Cisl Fp- Uil Fpl e UilTucs), Apromea, Uneba, Confcooperative e Lega Coop.

Nel corso della riunione è stato precisato che i 15 ospiti positivi delle quattro strutture sono tutti ricoverati all'ospedale Carlo Poma, suddivisi fra i reparti di medicina, malattie infettive e reparto subacuti. Alcuni di questi malati sono anziani che si sono “ri-positivizzati” dopo aver già passato l'infezione nel corso della prima ondata. Non si tratta, fortunatamente, di casi gravi.

L’attenzione, in questo momento, è sull’unico focolaio individuato, vale a dire quello della casa di riposo della Fondazione Nicolai di Volta Mantovana. Tutto è iniziato con un ospite che ha manifestato sintomi sospetti. Sottoposto a tampone è risultato positivo. Subito è scattato il controllo sugli altri ospiti ed è stato possibile circoscrivere il focolaio. 

«Asst e Ats ci dicono che i 15 anziani malati con sintomi non gravi stanno occupando posti letto che potrebbero e dovrebbero essere occupati da malati con sintomi più rilevanti. Ma, non essendo stata attivata la rete di strutture che avrebbero dovuto ospitare pazienti anziani asintomatici provenienti da Rsa o dal proprio domicilio, il problema ricade sulle strutture ospedaliere». Lo dichiarano Magda Tommasini e Daniele Grieco, rispettivamente di Fp Cgil e UilTucs, in una nota. «Ci sono stati mesi di tempo per attivare una rete di strutture per ospitare anziani non gravi o asintomatici - argomentano – e invece ci troviamo ancora in una situazione di emergenza con i contagi nelle Rsa in aumento e un bando per attivare questa rete andato deserto la scorsa estate». Al momento le strutture che possono ospitare anziani con questi sintomi sono Viadana, che ha sei posti, e Bozzolo che ne ha otto. Essendo già 15 gli anziani ricoverati, il limite è già stato superato. Bozzolo arriverà a 25, ma non subito. Inoltre, l'ospedale San Pellegrino di Castiglione e la clinica Maugeri di Castel Goffredo hanno dato disponibilità, rispettivamente per venti e trenta posti covid sub acuti ma dal primo novembre. «Ad aggravare il quadro – dicono – si aggiunge il fatto che la rete di assistenza domiciliare per anziani Covid positivi sub acuti non è, mai stata attivata. L'attenzione deve essere puntata sul personale sanitario e socio- assistenziale che lavora nelle strutture, con screening frequenti. Ma ci è stato detto da Ats che il limite di tamponi giornaliero per la provincia è di 600 per avere una risposta entro 24/48 ore». Per quanto riguarda i dispostivi di protezione individuale «ci è stata garantita la disponibilità, sia da parte degli enti gestori sia da parte di Ats»
 

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