Mantova, ridotta la pena al parricida: non più sedici ma dodici anni

La sentenza emessa dai giudici della corte d’assise d’appello di Brescia. Riconosciuta la seminfermità di mente. Risarciti i parenti con 550mila euro


MANTOVA.  La corte d’assise d’appello di Brescia ha ridotto di quattro anni la pena a Nicola Vignali, il 38enne finito in carcere per l’omicidio pluriaggravato del padre, l’imprenditore edile Paolo Vignali, 62 anni.

La riduzione della condanna, che in primo grado era stata di sedici anni di reclusione in abbreviato, è stata concordata con lo stesso pubblico ministero. I giudici hanno tenuto conto, prima di tutto, della seminfermità di mente già riconosciuta dal giudice per l’udienza preliminare di Mantova, Matteo Grimaldi. E dell’avvenuto risarcimento del danno, pari a 550mila euro più la cessione di quote societarie alla madre, alla sorella e alla nipote. Rimane invece invariata la misura di sicurezza prevista a pena espiata. Vale a dire il ricovero in una Rems, probabilmente quella di Castiglione delle Stiviere, per un periodo che dovrà essere deciso dopo che sarà sottoposto a una ulteriore valutazione psichiatrica. Questo perché Nicola Vignali è stato riconosciuto persona socialmente pericolosa anche dai giudici bresciani.

L’assassinio avvenne il primo ottobre del 2018. Il 38enne, al termine di una furiosa lite, aggredì il padre a coltellate per poi infierire su di lui con una statuetta di marmo. Il tutto davanti alla madre e ai nonni che, terrorizzati, tentarono invano di fermarlo.

La vittima abitava con la moglie in piazza Virgiliana. Il figlio da anni viveva a metà tra il Brasile e la città di origine. Con il padre c’erano state più volte tensioni per motivi economici, anche perché Nicola era senza un lavoro stabile. All’origine della tragedia anche i problemi di salute del 38enne che anche la corte d’assise d’appello di Brescia ha riconosciuto. L’omicida, all’epoca dei fatti, era già seguito dai servizi psichiatrici dell’ospedale. Nel tardo pomeriggio di quel lunedì primo ottobre c’erano state le prime avvisaglie della tragedia incombente: era stato lui stesso a chiamare i carabinieri, dopo una lite a casa dei nonni.

Poche ore dopo, a telefonare alla polizia erano stati invece i vicini di casa, in piazza Virgiliana, allarmati dalle urla agghiaccianti provenienti dall’appartamento dei Vignali.

Al loro arrivo i poliziotti non avevano potuto fare altro che prendere atto della morte del padrone di casa, colpito più volte con un coltello da cucina e poi alla testa con una statuetta in marmo. L’omicida, dopo la fuga in auto e una notte di ricerche da parte di polizia e carabinieri, venne fermato il mattino successivo in stato confusionale all’ospedale Borgo Trento di Verona.

Il pubblico ministero Silvia Bertuzzi aveva chiesto trent’anni di reclusione, il massimo della pena prevista dal rito abbreviato. —


 

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