L’ira delle palestre mantovane: «Presi in giro, lo sport è morto»

Piscine e terme Airone di Goito chiuse per decreto: ma non ci arrendiamo

MANTOVA. L'amaro in bocca e la delusione negli occhi. Parole che rendono viva l'amarezza di chi in questi mesi si è attenuto alle regole, ha stretto i denti per i minori incassi, ha investito per la sicurezza sanitaria e ora deve chiudere a chiave la propria attività per un mese. I titolari della palestra Millenium di Belfiore lo hanno spiegato a chiare lettere con un cartello esposto all'esterno. «Lo sport è morto» recita. Poi un attacco alle istituzioni, al governo accusato «di una politica dittatoriale che ha portata a una chiusura non motivata e illegittima della palestra».

La titolare Lucia Ancellotti racconta con delusione quanto accaduto in un 2020 durissimo. Il tutto con il rammarico di doversi fermare senza responsabilità dirette e con la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile. «Dopo i cento giorni di chiusura del primo lockdown abbiamo aderito alle linee guida nel miglior modo possibile. Ricevemmo anche la visita dei vigili, che ci dissero che era tutto ok. Dall'app per le prenotazioni al registro con le firme dei clienti per la tracciabilità, fino alla divisione degli ingressi in fasce orarie, solo per fare qualche esempio». In estate si riparte, anche se gli ingressi sono al 50% rispetto agli anni precedenti. Tenendo aperto, però, si riescono almeno a pagare le spese. Fino al weekend del 18 ottobre.

«Abbiamo visto il premier affermare in tv che aveva sentito dire di palestre che non stavano rispettando le norme e che ci sarebbero stati controlli. Da noi nei giorni successivi sono venuti i Nas di Cremona che hanno certificato come tutto fosse in ordine. Ed è risultato tutto in ordine in tutta Italia. Poi domenica ci sentiamo dire che dobbiamo chiudere. Ci siamo sentiti presi in giro. Non ci sono stati focolai nelle palestre e il ministro Spadafora ha detto che abbiamo osservato i protocolli. Lo sport è fondamentale per la salute e invece passiamo per degli untori».

Il sostegno dei clienti storici è continuo, ma il futuro si preannuncia non facile. «Degli aiuti promessi in primavera abbiamo visto poco o nulla, se non qualcosa per l'affitto. Serve un sostegno concreto, un altro lockdown rischia di essere durissimo. Mi sembra che queste chiusure penalizzino solo alcune attività, non credo che possano essere decisive per un calo dei contagi».

PISCINE E TERME

Piscine e area termale. Il centro Airone di Goito è l’unico nel Mantovano dove dopo una nuotata e una seduta alle terme ci si può ritemprare lo spirito in pizzeria oppure in agriturismo. Da ieri con il Dpcm di Conte sulla struttura pende la spada di Damocle della chiusura completa. Per ora, però, restano aperti la pizzeria, fino alle 18 (con il servizio di asporto a domicilio anche oltre), l’agriturismo, anch’esso sino alle 18 e il centro estetico. Chiuse, per ora, solo le piscine e le terme. La direzione si sta battendo per evitare che l’Airone cessi completamente l’attività. «Ci hanno imposto di chiudere – è la linea – ma ciò non toglie che nel vicino Veneto strutture simili che funzionano come presidio medico siano aperte».

Il decreto afferma che i centri natatori e termali che svolgono un servizio di cura sanitaria sono esentati dal chiudere i battenti. Come si legge nel suo sito internet, il centro termale Airone è «una struttura sanitaria privata, accreditata dalla Regione Lombardia e convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale». Il Centro, prosegue la nota, «è autorizzato ad erogare prestazioni sanitarie convenzionate e a pagamento, inoltre è possibile effettuare visite specialistiche». «Con Federterme stiamo cercando di capire come comportarci. Dai nostri utenti stiamo ricevendo una pressione enorme perché non teniamo chiuso la piscina: chi viene qui lo fa non solo per mantenersi in forma ma anche per stare meglio di salute». Nella direzione il rammarico è grande: «Abbiamo rispettato alla lettera tutte le prescrizioni anti-contagio, e invece...».

Nessuno, però, ha intenzione di arrendersi: «La norma non è chiara, così come le interpretazioni. Per adesso osserveremo quella più restrittiva, ma cercheremo anche di capire se si potrà fare diversamente». In un post su Facebook il personale, gli utenti e la direzione del Centro parlano di «chiusura senza alcun motivo» e auspicano che «i politici chiamati a gestire il nostro paese rivedano le loro posizioni» e consentano di «riaprire dei servizi che riteniamo molto importanti (se non essenziali) per la salute».

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